Tre recensioni veloci

Oculus
La piú kinghiana rappresentazione cinematografica della paura non viene da una trasposizione di un’opera di Stephen King, ma da un piccolo film inglese con protagonista la redhead Karen Gillan che tanto gli appassionati di Doctor Who hanno amato. La storia dello specchio malefico non brillerá per originalitá, questo è vero, ma la costruzione narrativa con la sua alternanza (prima) e fusione (dopo) tra i piani temporali regalano allo spettatore un’esperienza comunque godibile.

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Gone Girl
David Fincher colpisce ancora e lo fa con il suo film piú glaciale ed esteticamente perfetto dopo il capolavoro incompreso Zodiac. La storia del marito infedele Ben Affleck prima accusato dell’omicidio della moglie e poi vittima di una terribile macchinazione serve per mettere alla berlina il mondo dei mass media e la morbosità di certa stampa sensazionalistica che noi italiani potremmo identificare con quella di Barbara D’Urso. Ma non solo, Fincher graffia e demolisce anche l’idea di matrimonio e di relazione di coppia, dando un’ultima spallata al sogno Americano. Se resistete a Ben Affleck è fatta.

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The imitation game
Benedict Cumberbatch prende il suo Sherlock Holmes e lo infonde nel personaggio di Alan Turing. Come sempre, al britannico la parte del sociopatico ad alta efficienza riesce benissimo e la vicenda di Alan Turing e della macchina Enigma è sufficientemente avvincente per reggere una messa in scena sobria e avulsa da particolari colpi virtuosistici.

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