Conclusioni su un discorso ampio

In una serie di articoli si sono esplorati quelli che possono essere definiti i due grandi rami della narrazione fantastica contemporanea: da un lato abbiamo quelle storie che raccontano di Apocalissi più o meno annunciate e abbiamo avuto modo di notare come queste siano state influenzate massicciamente da quella che è la storia politica ed economica di questo inizio di millennio. Il secondo grande ramo che sembra avere monopolizzato l’immaginario contemporaneo è quello delle vicende con i morti viventi come protagonisti, una sorta di particolare casistica di Apocalisse che vive di vita propria e di cui prima abbiamo affrontato inizialmente le implicazioni politiche prettamente per quanto riguarda noi italiani che del genere siamo stati i maggiori esportatori e sfruttatori, per poi passare all’analisi della loro attuale evoluzione che, paradossalmente, sta affrontando una fase contraria a quella delle altre vicende apocalittiche. Credo che questo sia un punto fondamentale su cui riflettere e che possa corrispondere al punto finale di questa lunga analisi in cinque articoli con il suo excursus su quindici anni di fantastico cinematografico. La questione è semplice eppure affascinante: da un lato il cinema fantascientifico dipinge il nostro mondo futuro come destinato ad una (pessima) fine, fornendo le cronache della nostra estinzione, laddove non della completa e totale distruzione del nostro pianeta. Dall’altro lato, mentre negli anni ’70 e ’80 dello scorso millennio le vicende di zombi si limitavano a raccontare piccoli sprazzi di tempo più o meno addentro l’avvenire dell’Apocalisse zombesca, ora si cerca di rappresentare un quadro molto più ampio e che comprenda un DOPO.

Questa dicotomia rappresenta appieno quelli che sono i terreni di raccolta dei due generi: il fantascientifico da una parte e l’horror dall’altra. La fantascienza, o sci-fi che dir si voglia, soprattutto nelle sue incarnazioni più seriose e filosofiche, presuppone sempre una rappresentazione del futuro basandosi su quelli che sono gli scenari del presente. Questa forma di predizione si concretizza sia nella visualizzazione di quelli che possono essere i passi in avanti nel campo tecnico e scientifico ma, ad un livello decisamente più profondo ed interessante, si estendono al contesto sociale ed umano. Una fantascienza di soli robottoni e raggi laser è sicuramente divertente ma, alla lunga, anche ripetitiva e vuota. Al contrario, quando la fantascienza ci racconta in modi intelligenti di società future più o meno distopiche e di crisi ambientali e sociali, allora pone interrogativi che scavano e rimestano nel nostro profondo. Risulta quindi ovvio come tutto il cinema fantascientifico contemporaneo non potesse non essere influenzato dai profondi sconvolgimenti politici ed economici degli ultimi anni.

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L’horror, al contrario, è un cinema interiore, che va a riprendere quelle che sono gli orrori e le turbative del passato per riproporle poi nel presente sotto forme più o meno soprannaturali, ma comunque inquietanti. Ecco quindi che il nostro cinema italiano di zombi viene contagiato da quelli che sono gli orrori del colonialismo, mentre in America sono gli anni di consumismo selvaggio il vero fantasma da smascherare e sconfiggere. Al contrario della fantascienza, però, l’horror essendo più psicologico permette anche una via di fuga, una salvezza che invece la spietata analisi sociologica fantascientifica ci nega.

Ecco quindi il motivo per cui, pur attingendo dallo stesso pozzo immaginifico, quello dei mondi post-Apocalittici, fantascienza e horror in questi anni ci abbiano fornito due descrizioni divergenti. Resta ora la curiosità di vedere cosa accadrà nei prossimi anni, ora che la spinta di film sugli zombi sta raggiungendo il suo livello massimo e si avvia verso il suo naturale calo qualitativo.