Zombi 2 e colonialismo

Sul blog del collettivo bolognese Wu Ming è apparso nell’Agosto dello scorso anno un articolo molto interessante in cui veniva effettuata una accurata analisi della figura dello zombi nel cinema horrorifico italiano. Più segnatamente l’analisi prendeva come modello il capolavoro fulciano, e il rimosso coloniale del nostro passato che avrebbe funto da materia oscura sotterranea andando ad influire su di esso. Come sempre accade quando si ha a che fare con i Wu Ming, ci troviamo di fronte ad una analisi precisa e dettagliata, in cui le teorie esposte sono ragionate e ben supportate da una serie di documenti e dati che permettono di apprezzarle anche qualora non ci si ritrovi a condividerle.

Partiamo dalla premessa fondamentale su cui tutta la teoria dell’articolo si basa, ovvero l’abbinamento tra lo zombi e l’abitante delle colonie. Ora, come ben si sa (o si dovrebbe sapere), contrariamente ad altri mostri classici, lo zombi è il mostro politico per eccellenza. Dracula è un mostro sensuale e decadente, nato dall’epoca vittoriana per mano di un irlandese e si rifà a quel periodo in cui romanticismo e decadentismo erano di casa; Frankenstein viene dall’Illuminismo ed è uno dei primi esempi della letteratura in cui vengono esplorati i limiti e le conseguenze della scienza. Lo zombi invece, sin dalla sua forma originale caraibica che molto si discosta dal prototipo romeriano successivo, ha profonde connotazioni politiche che ne hanno sempre caratterizzato la rappresentazione. Nella sua forma originale lo zombi è uno schiavo la cui mente viene ottenebrata da un bokor, il quale crea il proprio esercito di lavoratori con cui perseguire i propri scopi. Pare chiaro come già siano presenti dei sottotesti politici fortissimi che verranno poi attualizzati e rafforzati da Romero nei suoi film. Il gioco funziona benissimo particolarmente nel suo Dawn of the dead del 1978, dove gli zombi diventano un esercito il cui unico scopo è riuscire a penetrare nel centro commerciale dove si sono asserragliati i quattro viventi. La critica al consumismo è feroce ed evidente.

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Gli zombi sono insomma un mezzo deviato di mostrare quello che è il Quarto Stato e proprio per le sue caratteristiche intrinseche non può mai funzionare da solo. Non esiste un film o un romanzo in cui sia presente un solo morto vivente: lo zombi funziona solo in gruppo.

Ma torniamo all’articolo di partenza. L’analisi che viene effettuata su Zombi 2 di Fulci è estremamente puntuale e dettagliata e pone l’accento su molti elementi interessanti. Nel film è presente sicuramente una identificazione tra quelli che sono i neri/coloniali e gli zombi. Tutti i protagonisti del film, i vivi, sono bianchi, con l’unica eccezione della meticcia Susan, mentre gli zombi sono i poveri abitanti originari dell’isola in cui il film è ambientato. Importante diventa anche la scena della resurrezione degli zombi nel cimitero spagnolo, elemento che richiama il passato coloniale di quella nazione e, di riflesso, pone l’accento sul nostro passato.

Vengono però fatte delle analisi che, secondo me, sono una certa forzatura per fare rientrare all’interno della tesi riportata. Segnatamente mi riferisco all’analisi che viene effettuata della famosa scena dell’impalamento dell’occhio di Olga Karlatos. Mentre secondo quanto scritto nel blog dei Wu Ming, questa scena ha un forte sottotesto razzista e sessuale in quanto lo zombi/uomo coloniale prima spia la nuda Olga mentre si fa una doccia e successivamente la uccide trafiggendole l’occhio con un pezzo di legno acuminato, secondo me invece non si tiene conto di quanto è presente nell’intera cinematografia orrorifica di Fulci. Sebbene infatti la connotazione sessuale sia effettivamente evidente e l’occhio già come organo a sè stante abbia dei significati sessuali cristallini (basti pensare a Georges Bataille e alla sua Storia dell’occhio), caricare la scena fulciana di significati colonialistici mi sembra eccessivo ed azzardato. Fulci infatti ha sempre mostrato interesse nel creare scene in cui mostrare menomazioni agli occhi ed esempi sono presenti in tutti i suoi film più famosi, da …e tu vivrai nel terrore! L’aldilàPaura nella città dei morti viventi.

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Anche quando viene richiamata l’attenzione del lettore sul sessismo presente nel film e nel modo di Fulci di rappresentare le donne, ovvero di scegliere caratteri forti per i protagonisti maschili contrariamente alle parti femminili, legando queste scelte ad un rapporto di causa-effetto tra una visione colonialista e razzista, secondo me si ignora quello che sempre si è detto del Fulci uomo e regista. Il suo modo di trattare le donne sui set di tutti i film è infatti leggendario: praticamente nessuna donna che abbia mai lavorato con lui ha mai avuto parole di apprezzamento nei suoi confronti. Fulci era un maschilista che trattava malissimo le donne e, ovviamente, questa sua visione poi veniva trasposta cinematograficamente, indipendentemente da considerazioni più politiche e reazionarie.

Al di là di questi elementi che non mi trovano d’accordo, il resto dell’articolo che ho letto credo sollevi molti spunti di riflessione. Il film di Fulci ha avuto successo perchè in un qualche modo effettivamente in quegli anni richiama alla mente dell’italiano medio quello che è il recente passato colonialista? Al di là di quelli che sono gli stilemi di genere, è presente una volontà precisa di accomunare gli zombi a quelli che saranno poi i futuri immigrati della nostra società?  Il film di Fulci sarà poi uno dell’enorme marea delle produzioni italiane in luoghi esotici, in cui film di zombi, mondo-moviecannibal si mescoleranno e fonderanno nelle più svariate declinazioni, mostrando però sempre una immagine arretrata e selvaggia dei luoghi in cui le storie verranno ambientate.

Secondo me interrogarsi su questi fenomeni è importantissimo, tanto più alla luce di quella che è la deriva che sta prendendo questo Paese, e in parte l’Europa, con un fascismo di ritorno strisciante che rischia di diventare sempre più forte e rilevante (pensate ai discorsi di Salvini e della Lega in generale e osservate la somiglianza tra un vecchio manifesto della Lega Nord e la locandina del film di Fulci, poi traetene le conclusioni che ritenete più opportune).

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