Il talebanesimo imperante dell’Internet sociale

Sfogliando qua e là tra la mia collezione di comics mi imbatto nella trasposizione di Do androids dream of electric sheep? della casa editrice BOOM! (la stessa che sta operando il rinnovamento di Hellraiser, per intenderci). Si tratta di una curiosa trasposizione ad opera del disegnatore Tony Parker del romanzo originale di Philip K. Dick. In questo caso, usare il termine trasposizione è quanto di più corretto poichè non si tratta di un adattamento, non è stato scritto un soggetto basandosi sul romanzo originale, bensì l’intero testo è stato trasposto nel comic book: le parti descrittive fanno parte delle didascalie, mentre i dialoghi sono i normalissimi balloon a cui siamo abituati. In pratica, è un oggetto a metà tra un romanzo illustrato e un fumetto che rappresenta al 100% l’opera originale dickiana.

dadoes_v6_hc_07

Proprio questo elemento però mi porta ad una riflessione. Frequentando social network e forum, si può notare come tra gli estimatori di una determinata opera sia presente una sorta di mentalità “talebana” estremamente chiusa. Mi spiego meglio: ogni qualvolta un’opera viene trasposta da un mezzo comunicativo ad un altro (da romanzo a fumetto, da fumetto a serie tv, da romanzo a film ecc.) si assiste ad una puntigliosa ricerca dei cambiamenti effettuati bollandoli sempre come inutili, stupidi o comunque che non apportano alcune migliorie rispetto all’originale.

Ma sarà veramente così, oppure siamo di fronte a un madornale fraintendimento? Proprio Do androids dream of electric sheep? può venirci in soccorso dandoci una risposta chiara e semplice: come anche le amebe sapranno, questo romanzo di Philip K. Dick, oltre ad essere uno dei capolavori letterari del secolo scorso (e non sto parlando solo di sci-fi), è stato anche adattato per il grande schermo nel 1982 da Ridley Scott. Il film è, come è noto, Blade Runner. E non ha quasi alcuna attinenza con il romanzo di partenza.

Il film è ambientato a Los Angeles. Il romanzo a San Francisco. Nel film piove sempre. Nel libro la città è coperta dalla sabbia radioattiva come conseguenza delle Terza Guerra Mondiale. Nel film, Deckard è un Replicante. Nel libro è un umano. Nel film Los Angeles è sovraffollata, nel libro San Francisco è quasi deserta. Nel film Deckard è il classico investigatore hard boiled, nel libro è un uomo sposato con un matrimonio a pezzi, molto più simile ad un impiegato statale che a un duro da film.

images

Eppure, nonostante queste differenze sostanziali il film è un capolavoro entrato di diritto nella storia del cinema. Perchè? Semplice: è un grande film, diretto da un regista con una visione solida e chiara di quanto voleva rappresentare, con un cast artistico e tecnico da levarsi il cappello e che sfrutta tutti gli elementi di forza della narrativa Dickiana (la paranoia, l’ambiguità della realtà, i problemi d’identità ecc…) apportando una rilettura intelligente che li valorizza seppure spostandoli in contesti completamente diversi rispetto a quelli di partenza.

Quello che conta, alla fine, non è che si segua pagina per pagina, riga per riga la fonte originale. Quello che conta è raccontare una storia, e raccontarla al meglio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...