La Famiglia che tutti vorremmo

Quella di Fast and Furious è una ben strana tendenza: solitamente quando da un film iniziale di successo si arriva al settimo sequel, se non si è ancora arrivati al direct-to-video, se non al direct-to-cestone-delle-offerte, allora poco ci manca. Questa regola aurea sembrava essere confermata con i primi tre film: il primo pone le basi (pur non essendo un capolavoro,  diciamolo), il secondo sfrutta (male) il successo del primo, il terzo perde ogni punto di contatto con i predecessori sfruttando spudoratamente il marchio e rischiando di sputtanare definitivamente il franchise. Con il quarto film, però, succede quello che si credeva impossibile: rientrano i protagonisti originali del primo film, si recupera qualcosa dagli altri due, si aggiunge una storia ben congegnata e si realizza un film solido che rilancia alla grande la serie. Il quinto, con l’ingresso di Sua Maestà The Rock, entra direttamente nell’Olimpo dei film action di tutti i tempi e il sesto pur stando un gradino sotto è comunque meglio di un Expendables qualsiasi.

Ritorna adesso la saga con il settimo capitolo e già dal trailer c’è di che ben sperare: delle macchine paracadutate da un aereo, Toni Jaa intravisto per una frazione di secondo e macchine distrutte come se non esistesse un domani.

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