The tenant

Roman Polanski e Roland Topor sono due bei personaggi che hanno attraversato gli anni ’60 e ’70 del secolo passato intuendone le derive filosofiche e culturali ed elaborando quelle che erano le paure e le ossessioni della società Occidentale in divenire. Polanski, polacco di origine ebrea, sopravvissuto all’Olocausto nazista di cui rielaborerà le atrocità nel famoso The pianist (2002), affronta .le paure della società tramite le armi dell’horror psicologico con riflessi esoterici ed occultistici. La morte di sua moglie Sharon Tate nel 1969 per mano di Charles Manson e le accuse di stupro ai danni di una ragazzina di 13 anni che lo costringeranno alla fuga dagli Stati Uniti contribuiranno alla creazione di un’immagine mitica e dannata del regista.

Roland Topor è invece quello che superficialmente potrebbe essere definito un surrealista francese, anche se nel 1962 la creazione del Movimento Panico insieme ad Arrabal e Jodorowsky è proprio dovuta alla volontà di affrancarsi dal movimento surrealista divenuto eccessivamente mainstream. Il Movimento Panico è ispirato principalmente dalle opere di Buñuel e Artaud e dall’arte pittorica di Topor e dalla letteratura si sposterà poi nel mondo del cinema, sia tramite i due registi ispanofoni (Arrabal spagnolo e Jodorowski cileno) che sfrutteranno proprio questo manifesto creativo per combattere le rispettive dittature di destra che ancora affliggevano i rispettivi Paesi; sia grazie all’artista francese che collaborerà con altri registi: René Laloux (La Planète Sauvage) e appunto Polanski con The tenant (senza contare che realizzerà le illustrazioni dei titoli di testa di Viva la muerte di Arrabal).

Tratto dall’omonimo romanzo, The tenant rappresenta la terza e idealmente conclusiva parte di quella che viene definita La trilogia dell’Appartamento di Polanski, composta inoltre da Repulsion (1965) Rosemary’s baby (1968). Delle tre parti, questa è sicuramente la più difficile da interpretare in quanto l’intera vicenda resta avvolta in un manto di incertezza su cui l’autore non compie alcuno sforzo di delucidazione. Mentre in RepulsionRosemary’s baby i dubbi che vengono sollevati durante il corso della pellicola sulla veridicità degli eventi vissuti dalle rispettive protagoniste alla fine vengono dissipati, in questo The tenant non ci viene dato di scoprire se si tratti tutto di un’allucinazione del protagonista o se abbiamo assistito realmente ad un complotto. Complotto di cui, comunque, ci sfuggirebbe il senso qualora questo fosse avvenuto realmente.

C’è un dente nel muro

Trelkovsky è veramente perseguitato dai propri vicini? Davvero questi hanno spinto Simone Choule al suicidio e davvero vogliono che lui si trasformi in una nuova incarnazione della donna e che ne segua il destino mortale? Spostando l’armadio, Trelkovsky trova un dente infilato in un buco nel muro, apparentemente appartenuto alla povera Simone. Egli stesso, nel prosieguo della vicenda, si sveglierà una mattina privato di un dente che ritroverà poi nel medesimo buco nel muro. I due denti sono identici, identico è il nascondiglio. Non sappiamo se Trelkovsky abbia effettuato l’asportazione su se stesso, non sappiamo se il primo dente sia reale o se sia solo un’allucinazione che poi egli vuole rendere reale. Il sangue è vero, il dente asportato è vero. Ma chi? Perchè? Non ci sono risposte e questa è la cifra stilistica con cui si confronta l’intero film.

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La veridicità del Male

In RepulsionRosemary’s baby il Male esiste ed è reale. Gioca con le menti deboli, sfrutta allucinazioni, paure ed ossessioni, ma giunti alla prova del nove scopriamo come tutto quello che temevamo fosse reale, come il Male seppur nascosto e mascherato sia effettivo. Il Diavolo ha effettivamente stuprato la povera Rosemary e sì, suo figlio sarà l’Anticristo. Non è pazza, non è paranoica. Il palazzo in cui abita è un coacervo di satanisti e tutto è stato pianificato per permettere la venuta del figlio di Satana.

Trelkovsky invece? Per un’istante possiamo pensare a qualcosa di esoterico quando il nostro protagonista trova il bagno comune ricoperto di geroglifici egiziani. Che un misterioso rito sia all’opera? Qualcosa che comporta lo scambio di identità? Ma, ancora una volta, non possiamo sapere se quello che Trelkovsky vede sia reale o meno. Già in precedenza lo abbiamo visto strozzarsi da solo credendo di essere strozzato da uno degli inquilini. Ci manca un punto di riferimento esterno affidabile, tutto quello che vediamo lo vediamo attraverso gli occhi alienati di questo povero uomo solitario di cui non sappiamo niente. Certo, quando ci viene presentato appare come il più equilibrato degli uomini, lontano da qualsiasi forma di paranoia od ossessione. Il suo scivolamento nella follia appare quindi ingiustificato e, di conseguenza, ci può apparire più naturale credere che qualcuno (o qualcosa) sia al lavoro per causarne la distruzione.

In entrambe i casi, Rosemary’s baby e The tenant, sono il frutto del proprio tempo. Il primo è un film del 1968 e tratto da un libro pubblicato solo un anno prima: la Guerra del Vietnam è ancora agli inizi e lo scandalo Watergate non è ancora esploso. Il Male nella società americana esiste ed è ben visibile. Kennedy è stato ammazzato cinque anni prima e il fratello Bob ne segue il triste destino proprio nel ’68. Le certezze del Sogno Americano si sono scontrare contro la realtà, ma la realtà seppure oscura e sanguinaria è comunque oggettiva: la guerra è reale, i morti sono reali, non ci sono teorie del complotto astruse (per gli americani Oswald è il cecchino unico colpevole della morte di JFK). Il secondo film di Polanski invece giunge nel 1976 quando ormai il decennio dei figli dei fiori si è concluso nel modo peggiore e in cui lo scandalo Watergate ha insegnato agli Americani (e all’Occidente tutto) che non ci si può fidare di chi ci comanda. Il Male diventa sotterraneo, nascosto. Quello che vediamo non necessariamente corrisponde a realtà ed ecco che il tutto si riversa nella visione distorta e incerta di Trelkovski. Il certo lascia spazio all’incerto, quello che è esterno a quello che sta all’interno, il subconscio di Freud si è pappato le certezze dell’economia del boom e tutto questo si riversa anche nel mondo del cinema. Se poi osserviamo come il romanzo di Topor sia in realtà già vecchio di dodici anni non ci resta che stupirci di come certe paure sotterranee, come lo sgretolamento della idea della personalità fosse già sotterranea e pronta ad esplodere (del resto Pirandello stesso stava insegnando questa lezione da molto tempo).

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Piccola curiosità finale: sebbene ormai The tenant abbia raggiunto lo status di cult, e venga omaggiato più o meno esplicitamente in numerosi media, all’epoca della sua uscita venne stroncato duramente dalla critica, primo fra tutti Roger Ebert che lo definì imbarazzante. Il tempo, come si sa, pone rimedio a tutto.

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