Cronache mercenarie

È il 1982. In Italia qualcuno grida tre volte “Campioni del Mondo”. Tu nasci mentre Sylvester Stallone fornisce la sua personale visione di quello che è un veterano del Vietnam in First Blood e, contemporaneamente, gira il più debole dei Rocky dove apparirà insensatamente anche Hulk Hogan. Poco importa. Sono gli anni ’80, gli anni che lui dominerà alla grande, insegnandoci che con i Russi si può convivere in pace ma pensandoci bene anche no.

Degli anni ’80 Stallone è il Re e tutto intorno a lui vive un mondo fatto di action con eroi muscolosi dalla battuta efficace. Arnold è l’uomo che insidia il trono, poi ci sono Chuck Norris, Dolph Lundgren, Steven Seagal, Jean-Claude Van Damme e, mano a mano che gli anni ’80 si esauriscono e arrivano i ’90, Bruce Willis, Wesley Snipes, Mel Gibson, Antonio Banderas. La stella di Stallone si affievolisce ma non si spegne. Arnold si butta in politica (e sulla sua elezione si scriveranno tomi di piscologia per secoli), Mel Gibson impazzisce, Chuck Norris diventa un fenomeno dell’Internet e poco più, Snipes prima ammazza vampiri dando ufficialmente la benedizione ai cine-comics e poi finisce in gattabuia, Van Damme fa spaccate tra due Volvo e Antonio Banderas finisce a parlare con le galline. Di Mickey Rourke non perviene niente per anni.

Quando per la prima volta Sly parla del progetto Expendables quasi non sai se piangere di gioia o ridere per l’amarezza. Gente che se un tempo fosse finita nello stesso film avrebbe richiesto l’esborso dell’equivalente di una piccola finanziaria per coprire il monte ingaggi e un minutaggio pari a quello di tutti gli Heimat uniti. Comunque il progetto va avanti, non è malacchio, incassa bene e si fa il seguito, che va anche meglio e quindi via di corsa con il numero tre.

Ed eccoti quindi in Leicester Square, un lunedi pomeriggio trentadue anni dopo quel fatidico 1982, pronto per vedere dal vivo Sly e quell’allegra combriccola di anziani guerrieri che non sai se si stiano prendendo in giro o se siano convinti al cento per cento della loro parte. Fa caldo ma nemmeno troppo e comunque rispetto all’estate senza estate che si sta vivendo in Italia non c’è nemmeno paragone. Un uccello se ne sta appollaiato sulla testa della statua di William Shakespeare che troneggia nel centro della piazza e lo stesso Shakespeare sembra in posizione di attesa, pronto a vedere gli amici della cumpa che devono arrivare.

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Nell’attesa non resta che osservare la gente che si prepara ad attendere di essere collocata, tutti con il loro bel numero scritto con il pennarello sul dorso della mano (il 343 spicca sul tuo). Una ragazzina dell’Est Europa, accompagnata da quella che deve essere la madre cinquantenne e il probabile fidanzato palesemente Est Europeo, la madre indossante una maglietta con la scritta Whiskey makes me frisky, litiga con il tizio che scrive i numeri sui dorsi. Da quel che si capisce lei è arrivata molto prima, poi ha chiesto al tizio se poteva andare a dormire ad Hyde Park o qualcosa di simile, lui ha detto di sì ma non le ha scritto il numero e ora che è tornata si ritrova trecento persone prima di lei. Sono tutti molto incavolati e tutti molto delusi, ma in fondo è così che va e continui a camminare per la piazza e incontri Il Genio o l’Eroe della Premiere, un tizio abbigliato come Barney Ross, con tanto di finto fucile e di vero logo degli Expendables tatuato sull’avambraccio destro. Peccato che del fisico di Sly non abbia niente, nemmeno adesso che Sly ha più di sessant’anni e che si è leggermente imbolsito (e il tuo cuore sanguina mentre scrivi queste parole sull’uomo che ti ha insegnato a non odiare i Russi mentre gli spari con un lanciamissili e in ogni caso la tua mente urla continuamente “Guarda Arnold, guardalo, lui si che si è lasciato andare come la difesa del Milan di questa ultima stagione sciagurata!”). Resta comunque un eroe.

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Le ore passano pigre, la folla aumenta, arriva un tipo inquietantemente somigliante a Daniel Bryan ma con un’abbigliamento degno dell’Uomo dei Fumetti dei Simpson: calzoncini gialli al di sopra dell’ombelico con maglietta azzurra religiosamente infilata dentro i suddetti, Vans raffiguranti Darth Vader e due affari dei Pokemon infilati nella cintola. Per tutto il tempo gioca alla PSP  e non si cura del mondo esterno.

Finalmente fanno andare la gente alle transenne, trenta per volta e finisci in seconda fila, solo che sei ad una Premiere degli Expendables e molti fan sono anche culturisti a quanto pare e il tizio che ti sta di fronte sembra far parte della categoria. Non importa, al tuo fianco c’è il gruppo Mamma Con Figlie e sai che puoi arrangiarti bene, e lo farai, anche se bisogna riconoscere che il gruppo pare conoscere bene il mondo delle Premiere. Loro sono qui per Kellan Lutz, l’uomo che ha commesso il grande errore di voler essere Hercules, quando di Hercules può essercene soltanto uno. Sa di aver sbagliato e si dice che dorma con un occhio solo, mentre Dwayne Johnson, di notte, fonde metalli, sibilando il nome di Kellan.

Un’ora prima dell’arrivo delle star inizia l’animazione, vengono messi in premio degli occhiali per chi fa più casino e rappa meglio e un cinese con il tipico istinto suicida dei cinesi si propone con il leggendario “Here we are, we are here” che troneggerà nei tweet dell’ora successiva. Di lui si perderanno le tracce, probabilmente è stato riportato in Cina dal Servizio Segreto e costruisce iPad per gli Occidentali per un pugno di riso. Di notte, come Dwayne Johnson, ripete ossessivamente Here we are, we are here.

Dopo il momento animazione che ti farà odiare la canzone qui sopra, arriva la presentatrice #wouldbang di turno e finalmente le star si presentano. Sullo schermo passano i tweet della piazza e qualcuno si fa riconoscere, mentre l’Eroe ottiene i suoi quindici secondi di fama e un selfie con Stallone.

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Poi tutto finisce, come giusto che sia. Non è più il 1982 i Russi hanno smesso di essere cattivi per un po’ e il tempo che passa ti lascia solo il desiderio/timore che la promessa di un Expendables 5 fatta da Stallone sia solo una sparata pubblicitaria.

PS: mi rendo conto che della Premiere vera e propria non vi ho detto molto, ma conta veramente? Se proprio volete saperlo, Stallone era svogliato, firmava un autografo ogni quarantacinque persone sbuffando per la noia, giusto poi per diventare allegro e simpaticone non appena la #wouldbang lo approcciava con la telecamera e il microfono, #wouldbang che si è anche beccata un’involontaria sputata di Sly il cui eloquio ormai raggiunge pericolosamente il livello ospizio.

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Snipes è arrivato, la faccia gonfia come di chi la mattina faccia colazione con latte e botulino e dopo pochi istanti è sparito, nemmeno le telecamere l’hanno più ripreso. Mistero su cosa abbia fatto, ricompare solo per entrare al cinema. Statham e Banderas (senza gallina al seguito), sono stati i migliori, si sono concessi ai fan senza sosta apparendo quantomeno divertit. Kellan Lutz ha fatto la foto con il gruppo Mamma Con Figlie, mentre la vera sorpresa è stata Vinnie Jones, il quale non c’entrando una sega con il film ha comunque ricevuto un’ovazione e si è messo a firmare più autografi di Stallone, il tutto con lo sguardo e il portamento tipici di Pallottola al Dente Tony. Semplicemente epico.

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