Gubitosi e la RAI che ti aspetti

A volte mi sembra di essere un disco rotto, impegnato a ripetere ossessivamente sempre lo stesso concetto: il cinema italiano non è più quello di trenta anni fa e la televisione italiana fa schifo. Ho usato film come l’ultimo di Checco Zalone, Sole a catinelle, come esempio pratico del pessimo cinema che viene continuamente proposto al pubblico italiano e contemporaneamente, visto il suo incredibile successo, dimostrazione di come ormai il pubblico in Italia non abbia più alcuna forma di cultura cinematografica che gli permetta di premiare prodotti validi e “punire” quelli invece più scarsi. Non che io voglia fare un discorso semplicistico e snob in cui si ha un’equazione Zalone = schifo, tutt’altro. Primo perchè la il sottotitolo del blog é:

Grosso modo come se Jack Burton facesse il critico cinematografico

Quindi eliminiamo pure il lato snobistico della faccenda. Secondo, la mia nostalgia per il cinema di genere italiano, defunto ormai da vent’anni buoni, comunque non mi impedisce di apprezzare quanto viene proposto in questi giorni. Sempre parlando di Zalone, per esempio, ho apprezzato tantissimo il film precedente, Che bella giornata. Chiunque abbia visto i due film citati penso possa essere d’accordo. Mentre Sole a catinelle è un filmetto con una trama semplice semplice, quasi minimale, in cui non c’è veramente un punto di svolta e mancano dei seri comprimari che facciano da contraltare a Zalone (e infatti il film non arriva nemmeno all’ora e venti di durata), Che bella giornata presenta una trama più complessa, che quasi azzarda un discorso sui problemi dell’integrazione tra mondo Occidentale ed Orientale, il tutto con la presenza di comprimari di lusso (Rocco Papaleo, Caparezza) che innalzano il film su ben altri registri.

Liberato quindi il campo da equivoci atteggiamenti da partito preso da parte del vostro cinefilo reietto, bisogna però entrare nel merito delle parole di Luigi Gubitosi, attuale direttore della RAI, uomo che ovviamente conosce il cinema in quanto ex membor del Consiglio di Amministrazione di aziende cinematografiche come Ferrari, Iveco, Fiat, Magneti Marelli e altre.

Qualche giorno fa a Gubitosi è stato chiesto cosa ne pensasse di Gomorra – La serie tv ed egli, dall’alto delle sua profonda saggezza, ha risposto che mai e poi mai la RAI produrrà una serie tv in cui il cattivo sia protagonista. Questo, per evitare di mandare messaggi negativi al suo pubblico, il quale potrebbe in qualche modo credere che il cattivo sia figo e quindi ricavare un messaggio pericoloso. Nel futuro della RAI, quindi, solo fiction come Don Matteo e biopic dedicati a papi e Santi. Povera Italia.

GomorraLaSerie-1

Ora, che quello di Gubitosi sia un discoro assurdo è ovvio sotto molteplici punti di vista. Il primo e più immediato: il pubblico più giovane che potrebbe essere traviato da una serie televisiva con un personaggio cattivo come protagonista, semplicemente non guarda la RAI. Mai. Forse lo farebbe per un programma di qualità che però mai verrebbe approvata, quindi il problema non si pone. Le serie televisive tanto apprezzate dal direttore generale della RAI vengono seguite solo da un pubblico fondamentalmente “vecchio”, scollegato da quella che è la rappresentazione del mondo attuale.

Pensate a prodotti come Breaking Bad per esempio, in cui viene affrontato un discorso complesso come quello della corruzione di quella che può essere definita “anima” di un uomo, partendo però da presupposti complessi quali possono essere una malattia terminale, la consapevolezza di avere un periodo di vita limitato e il desiderio di fornire ai propri cari un futuro. Oppure si pensi ai casi di House MD, in cui quello che è il caso della settimana spesso diventa un veicolo per affrontare una difficile questione di etica medica. Entrambe le serie, in Itaiia, secondo la visione di Gubitosi sarebbero impensabili. Pensateci. un insegnante che diventa un boss della droga e un medico drogato ed ateo. Pensateci e ripetete dopo di me: impossibile.

Il mondo delle serie tv italiane è un mondo che si basa sul manicheismo in cui buoni e cattivi sono nettamente divisi e in cui, diciamocelo, il cattivo è pure imbarazzante, Viene mostrato un mondo totalmente di fantasia, avulso dai problemi della vita quotidiana, o in cui comunque i problemi si presentano ma vengono facilmente risolti, in quanto non si tratta dei reali macigni che si abbattono sulle teste delle persone normali durante le loro vite normali.

Quello che ancora rende più fastidiosa la situazione è che in realtà in italia ci sarebbero i mezzi e i talenti per realizzare prodotti di altissima qualità. Basti pensare appunto a Stefano Sollima e alle sue due serie tv realizzate per Sky: Romanzo criminaleGomorra – La serie, entrambe con una qualità tecnica che nulla ha da invidiare alle produzioni estere e con storie e personaggi dinamici e realistici, che si muovono in un mondo che non è quello da cartone animato della televisione generalista. Non sorprende quindi che entrambe le serie abbiano trovato un ampio mercato estero in cui essere distribuite e che siano state osannate dalla critica internazionale. Lo stesso Sollima poi ci ha regalato un film per il cinema scomodo ed efficace come ACAB.

Guardate Romanzo criminaleGomorra. Poi pensate a Don Matteo. Piangete. E poi riguardatevi questo, pensando che Terrence Hill, prima di essere un prete investigatore in un mondo fasullo, era l’agente provocatore di infinite scazzottate per quei misteriosi capolavori che sono stati i film dell’accoppiata Bud Spencer – Terence Hill.

Grazie, signor Gubitosi.

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