Teorema

Ironicamente parlando, Pasolini rappresenta la perfetta applicazione del motto mussoliniano “Molti nemici, molto onore”. Adesso fermi, #testedi’azzo, chè non sto facendo invettiva fascista (piuttosto mi troncherei il braccio destro). Il fatto è che quando un’artista della levatura di Pasolini riesce a realizzare un’opera che lo rende inviso sia alla destra che alla sinistra politiche italiane, allora significa fondamentalmente due cose: la prima è che Pasolini era decenni avanti nella comprensione della società italiana; la seconda, che non solo la miope politica italiana non aveva capito quello che Pasolini aveva visto, ma non aveva capito nemmeno Pasolini stesso.

L’opera con il quale il Nostro riesce a mettere d’accordo tutti nel farsi odiare è Teorema del 1968, sviluppato contemporaneamente sia sotto forma di film che di romanzo. La vicenda narrata è incredibile, per quanto estremamente semplice: una famiglia alto-borghese del milanese riceve un Ospite misterioso che in un arco di tempo non dichiarato ha rapporti sessuali con ogni membro della stessa (il padre-padrone industriale, la madre, il figlio e la figlia e la domestica). Così come arriva, richiamato da un telegramma riparte, lasciando la famiglia sconvolta nelle sue certezze borghesi. La madre, un tempo esempio di fedeltà, si concede a numerosi giovani, la figlia si rinchiude in uno stato autistico e viene ricoverata in manicomio, il figlio abbandona la casa per seguire le sue velleità artistiche, mentre per il padre e la domestica sono riservati i due sviluppi più incredibili: il primo cede la fabbrica di cui è proprietario ai propri dipendenti e poi spogliatosi di tutti i vestiti si perde nella Stazione Centrale di Milano e in un metaforico deserto; la seconda, ritornata nel proprio paese prima sceglie la via dell’ascesi che la condurrà a levitare, per poi scegliere di uccidersi facendosi seppellire nello scavo di un cantiere.

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Pasolini verrà accusato dalla Destra per la sessualità mostrata nel film (che in realtà non viene mai mostrata tout court ma sapientemente suggerita) e dalla Sinistra di essere un reazionario e un mistico. Quello che viene mostrato da Pasolini è in realtà la caduta dell’ideale borghese così come era concepito in quegli anni. L’Italia del Boom ancora non conosceva le brutture della Crisi e il ’68 era lì che stava solo iniziando il suo cammino di distruzione degli assiomi societari dell’epoca, ma Pasolini già aveva le idee chiare su quanto sarebbe successo. Qui, come poi farà con Salò, Pasolini mette in atto quella che è la degradazione della società. Gli ideali borghesi vengono distrutti dall’Ospite. Come dichiarò Pasolini stesso:

Il mio sconosciuto non è Gesù inserito in un contesto attuale, non è neppure Eros identificato con Gesù; è il messaggero del Dio impietoso, di Jehovah che attraverso un segno concreto, una presenza misteriosa, toglie i mortali dalla loro falsa sicurezza. È il Dio che distrugge la buona coscienza, acquisita a poco prezzo, al riparo della quale vivono o piuttosto vegetano i benpensanti, i borghesi, in una falsa idea di se stessi.

Nel film, la distruzione massima avviene per il padre-padrone, il quale nella scena finale si ritrova nudo in un deserto, le cui immagini sono apparse costantemente per tutta la durata del film (e che nel romanzo invece vengono rappresentati da capitoli dissertativi riguardanti il ruolo del Deserto nella vita degli Ebrei dell’Antico e del Nuovo Testamento). L’immagine potente di Massimo Girotti che, disperato, urla nell’immensità che lo circonda è una delle più poetiche e pervasive dell’opera pasoliniana (almeno a mio modo di vedere).

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Pasolini è stato, probabilmente, l’Artista fondamentale del Novecento italiano, un autore che ha indicato la strada da percorrere con anni, se non decenni d’anticipo. Un film come Teorema anticipa i modi di vedere e di raccontare tipici ad esempio di un Lynch mentre le scene nel deserto sono state, a mio modo di vedere, fonte di ispirazione ad esempio per il finale del Faust di Sokurov (vedete i due finali e non ditemi che non hanno, quantomeno, un lontano grado di parentela) e, perchè no, anche per il finale fulciano di E tu vivrai nel terrore… L’Aldilà! Linciatemi pure, se volete, per questi miei pensieri e accostamenti.

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