Incubo sulla città contaminata

Ci sono verità assolute che devono essere considerate incontrovertibili, al livello di assiomi matematici. I politici (tutti) sono dei ladri, la velocità della luce nel vuoto è di 300.000 km/s e quando Quentin Tarantino dice che un film è bello, allora significa che è bello davvero e se voi l’avete sempre considerato un film di merda significa soltanto che di cinema non avete mai capito un cazzo, signore e signori, semplice e chiaro come la neve che cade a Dicembre e nasconde le strade, i campi e i paesaggi. Da quando Mastro Quentin è diventato famoso e ha iniziato a mettere il proprio sigillo d’approvazione sul nostro passato cinematografico più estremo, anche la critica ufficiale più blasonata e ingessata si è unita a questa operazione di salvataggio del cinema bis italiano degli anni ’70 e ’80. Un tipo di cinema per il quale questo blog nutre una venerazione assoluta e senza il quale il vostro cinefilo reietto non sarebbe mai esistito, perchè il cinema bis italiano è un cinema caciarone, sempliciotto e da poverinos ma è anche un cinema che può accendere la passione nella mente di un adolescente curioso e sovraeccitato grazie alle sue storie folli, estreme e completamente libere da ogni forma di regolamentazione. Questo però non implica necessariamente che se si tratta di un film di serie B degli anni ’80 allora debba essere anche un bel film. Altrettanto vero, non significa che Quentin Tarantino dica di sì come l’uomo Del Monte (o come il tristemente noto negli ultimi giorni Genny A’ Carogna), allora quel film abbia davvero una caratura artistica nascosta e preziosa.

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Prendiamo Incubo sulla città contaminata di Umberto Lenzi, dal vostro cinefilo rivisto recentemente. Il nostro amato Quentin l’ha definito un capolavoro e punto di ispirazione imprescindibile. Ma si tratta davvero di un film valido? Consideriamo che lo stesso Lenzi, autore di film estremi come il cannibalico Cannibal Ferox e quindi non una verginella di primo pelo, ha sempre dimostrato disprezzo nei confronti di questa sua creatura, dichiarando esplicitamente come la sua realizzazione sia dovuta essenzialmente a motivi di natura “alimentare”. Quindi per rispondere semplicisticamente alla domanda, no non è un bel film. Si tratta, in realtà, dell’esatto contrario di un bel film. La svogliatezza con cui è stato girato è ben visibile in ogni singola inquadratura, con scene girate alla meno peggio e personaggi e situazioni talmente improbabili da risultare quasi insopportabili.

Dal punto di vista prettamente tecnico, il film sembra girato ancora con meno budget di quanto normalmente investito in una produzione del genere e così ci ritroviamo di fronte ad un make-up degli infetti oggettivamente brutto (e limitato al volto grazie al fatto che praticamente ogni infetto sembri essere un fanatico dei dolcevita a collo alto) e a scene gore ridotte al minimo essenziale. Per dirne una, raramente vediamo i proiettili sortire effetto e così assistiamo a gente che cade al suolo senza motivo, come in un film di guerra degli anni Cinquanta. Le comparse ovviamente sono le più improvvisate di sempre, mostrandosi ogni volta incapaci di capire cosa fare sul set e le scene di battaglia sono girate con una noncuranza e un dilettantismo fastidioso. Giusto un occhio infilzato in perfetto Fulci-style e delle dignitose Immancabili Tette ci fanno assaggiare quello che è il potenziale del cinema italiano di genere dell’epoca.

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Epperò. Perchè c’è un però, o non staremmo ancora a parlare di questo film trentaquattro anni dopo; Incubo sulla città contaminata ha, al di là delle sue insormontabili pecche di confezione, una valenza come fonte d’ispirazione a dir poco incredibile, grazie al suo fregarsene delle regole. Messo di fronte ad un sistema produttivo improponibile, il film viene salvato (come spesso accadeva all’epoca), da un uso feroce della fantasia e dell’exploitation. Romero critica la società moderna e militarizzata? Lenzi lo fa al quadruplo, dipingendo soldati idioti e gente che merita solo di morire; gli zombi romeriani sono minacciosi nel loro lento incedere? Lenzi trasforma i suoi infetti in corridori instancabili e organizzati, in grado di approntare trappole e imboscate. Questo decenni prima di un Boyle o uno Snyder. Lo stesso finale, che all’epoca deve aver fatto storcere il naso a più di un purista, non è nient’altro che l’anticipazione di quella saga multimilionaria che sarà Final Destination, mentre il buon Robert Rodriguez dirigerà quello che è sostanzialmente un remake non autorizzato con il suo segmento di Grindhouse: Planet Terror. La differenza tra un Rodriguez e un Lenzi sta tutto nell’onestà dell’operazione: dove Rodriguez gioca a fare il povero con la sua fotografia rovinata e gli effetti speciali finto-kitsch, ma in realtà poi ha dalla sua gente del calibro di Bruce Willis, Lenzi è povero davvero e deve affidare il ruolo di protagonista ad Hugo Stiglitz (nome riciclato da Tarantino nel suo Inglorious Basterds, oltretutto), uno al cui confronto Chuck Norris meriterebbe un premio Oscar.

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Lenzi realizza insomma un film che è un incrocio tra La città verrà distrutta all’alba e Dawn of the dead, ma che contemporaneamente pone le basi per quello che sarà l’orrore del futuro, il tutto all’ombra di un Dr. Strangelove in sordina. Se non siete palati troppo fini, allora questo film fa per voi. Se invece lo siete, allora state leggendo il blog sbagliato.

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