Considerazioni di Maggio

Era il Primo Maggio e come ogni Primo Maggio c’era il Concerto del Primo Maggio, evento ormai diventato di notevole rilevanza solo grazie ad una canzone degli Elio e le Storie Tese di un anno fa. Per il resto, quest’anno si è avuto lo scontro tra Piero Pelù e Matteo Renzi in cui mancava solo un “Firenze, io ti amo” urlato a pieni polmoni dal cantante toscano e poi niente più. Di Primi Maggio ne sono passati tanti, il tempo passa, scorre e va e non torna più e questa introduzione non ha nulla a che fare con l’argomento di questo post, ma tant’è, ogni tanto mi piace tergiversare e allungare il brodo, giusto per darmi un’aria da quello che può scrivere e quindi lo fa. Poi mi passa subito eh, promesso. Ma prima, sigla:

Ora, che il Concerto del Primo Maggio non abbia piena attinenza con questo articolo non è propriamente corretto. Non si parlerà della condizione specifica della musica in Italia, o della sua rilevanza in ambito culturale o della sua percezione da parte del pubblico ma, in senso lato, qui mi piacerebbe discutere di come sia la situazione culturale generale in Italia adesso.

Perchè se c’è una cosa che mi rendo conto si suole fare spesso, e anch’io ne sono colpevole, è dire che in questo momento in Italia vi sia il deserto (e nessuno tra l’altro l’ha chiamato Pace) dal punto di vista della cultura e che l’Italia sia un Paese culturalmente morto. In parte, anzi in grossa parte, è vero. Basta vedere come ogni Governo che si avvicenda al comando opti per tagli alla scuola, e come la mancanza di circolazione di denaro metta in ginocchio tutto quanto ricada sotto una generica definizione di “Cultura”. Ma chi ama l’Arte, la Letteratura, il Cinema, sapendo dove e cosa cercare, non può non ammettere che l’Italia sia ancora un Paese enormemente vivo, in grado di dire ancora la propria sul mondo di oggi.

Nel campo della letteratura abbiamo proprio in questo mese due uscite importantissime: la prima è L’armata dei sonnambuli, del collettivo bolognese Wu Ming, dove la Rivoluzione Francese (forse “la” Rivoluzione Occidentale per eccellenza) viene declinata in una specie di salsa horror ante-litteram in ossequio alle leggi di quel New Italian Epic coniato dal collettivo stesso anni fa che tanto aveva fatto discutere negli anni Zero di questo nuovo Secolo. La seconda opera in uscita proprio in questi giorni è La vita umana sul pianeta Terra, di Giuseppe Genna, in cui a fare da evento propulsore della narrazione è il massacro compiuto da Anders Breivik.

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Il mondo del fumetto italico è stato poi smosso dal ciclone Roberto Recchioni e dalla casa editrice Bao, che hanno finalmente iniziato a scongelare Dylan Dog da quella specie di stallo creativo imbarazzante in cui era caduto il personaggio da anni. Il primo ha dato il via ad un’operazione a metà tra lo svecchiamento (con l’eliminazione di alcuni personaggio storici della testata) e il ritorno alle origini (in fatto di atmosfera e tono generale delle storie). La seconda, con la proposizione di volumi dall’altissimo livello qualitativo che vanno a raccogliere alcune delle migliori storie dell’Indagatore dell’Incubo. A questo si aggiungano poi elementi nuovi, come Zerocalcare ad esempio, o la nuova eccezionale opera di Gipi (sulla cui candidatura al Premio Strega non entrerò però nel merito).

Vogliamo parlare di cinema? In fondo questo sito si chiama Il cinefilo reietto, qundi non parlare di cinema sarebbe strano. Asserire che siano tornati gli anni Settanta ed Ottanta, con le folli imprese produttive, le sgangherate compagnie di produzione che giravano due/tre film contemporaneamente, anche all’insaputa degli stessi autori coinvolti, in location esotiche, sarebbe una falsità enorme. Però Zampaglione sta cercando di riproporre l’horror di un tempo, debitamente aggiornato, Sorrentino si è portato a casa un Oscar dopo anni di totale disinteresse da parte dell’Academy, in giro c’è un certo qual talento come Davide Manuli che con il suo La leggenda di Kaspar Hauser si sta facendo conoscere in giro per il mondo e, cercando al di là delle solite commedie all’italiana, qualcosa sembra si stia muovendo, Basta sapere cosa cercare e avere pazienza.

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In campo musicale, visto che si era citato il Concerto del Primo Maggio, l’iniziativa degli Afterhours con il loro Hai paura del buio? farcito di collaborazioni con alcuni dei maggiori esponenti della canzone italiana moderna, mostra come sia vasto e variegato (e duttile) il panorama musicale “sotterraneo” italiano. Per non parlare poi del ritorno sugli scaffali e per i locali di Vasco Brondi e le sue Le luci della centrale elettrica con un nuovo album che definire definitivo sarebbe poco, o dell’esordio da solista di Pierpaolo Capovilla.

Insomma, cinefili reietti, l’Italia non è morta. Sofferente, sì. Ferita, molto. Ma sta lottando e sta a noi saper lottare con lei.

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