Che differenza c’è tra un Levinson e un Bay? (The Bay)

Beh, che un Levinson potrà fare un The Bay, ma un Bay non potrà mai fare un The Levinson.

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Ecco, adesso che con questa battuta mi sono giocato ogni (minima) forma di autorevolezza, posso passare a parlare del film di Barry Levinson: The Bay. In fondo poi non è che me ne possiate fare una colpa. Sarà capitato anche a voi ogni tanto di avere in mente una battuta talmente stupida che non se ne vuole andare via, un po’ come una canzone di Gigi D’Alessio che continua a rintronarvi nella testa. Solo che, nel caso di Gigi D’Alessio, solitamente è prevista un’operazione chirurgica per la sua rimozione, solitamente consistente di due fasi: nella prima viene asportata la parte di cervello colpevole della riproposizione mnemonica dello scempio canoro, successivamente vengono perforati i timpani per evitare che nuovi input sonori possano presentarsi. Nel mio caso, invece, la battuta una volta detta svanisce nel nulla, come lacrime nella pioggia.

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Ma parlavamo di Barry Levinson e di questo POV/found footage, al di sopra della media, ma che sempre di found footage/POV si tratta. Ora, dai tempi di Cannibal Holocaust in poi, il found footage è sempre stato una buona scusa per la povertà di mezzi tecnici impiegati nella produzione del film. La telecamera balla continuamente e le riprese sono fatte alla cazzo di cane? Si tratta di un found footage, rappresenta la realtà! Gli attori recitano in modo cagnesco fino a farti sanguinare i timpani e a farti gocciolare la bile dagli occhi? Sempre di found footage si tratta, quindi la presenza di attori professionisti renderebbe l’esperienza visiva meno realistica. Tra Cannibal HolocaustThe Blair Witch Project (aka L’origine di tutti i mali tra i non estimatori del FF) c’è stato un buco nero nel genere, ma da lì in poi abbiamo avuto una vera e propria orgia di prodotti simili, quasi sempre realizzati da perfetti sconosciuti in cerca di soldi facili. Diciamo che per il sottoscritto, l’unico luogo dove il POV trova la sua vera ragion d’essere è su YouPorn, ma qui forse staremmo a divagare troppo.

Va però detto che quando si tratta di seri professionisti impegnati nella realizzazione di prodotti POV, allora la musica può cambiare e se Cloverfield rappresenta un mezzo passo falso sulla strada dell’auto miglioramento zen, questo The Bay invece risulta essere un film godibile e ben realizzato, decisamente ben al di sopra della media degli altri prodotti dello stesso genere. Barry Levinson non è uno sprovveduto, è un signor regista che al suo arco ha avuto ben più di una freccia: ha diretto il signor De Niro prima che questi iniziasse ad accettare tutti i ruoli rifiutati da Nicolas Cage perchè questi li riteneva poco interessanti (e stiamo parlando di Nicolas Cage, che praticamente accetterebbe di recitare il manuale d’istruzioni del Folletto Vorwerk), più qualche altra sciocchezuola tipo Rain ManSfera e quel fantastico film politico che è Sesso e potere. Quindi risulta ovvio che in mano ad un signore simile, il genere POV possa regalare ottime emozioni allo spettatore. Cosa che puntualmente accade.

Prima di tutto, siamo di fronte ad un prodotto ibrido: sebbene il film sia presentato come una ricostruzione di una serie di filmati digitali provenienti da diverse fonti (telecamere digitali, conferenze Skype, telecamere di sicurezza) che avvicina maggiormente il film al mockumentary, un minimo di montaggio viene fornito. Ecco quindi la presenza di una colonna sonora che sottolinea le scene di maggiore tensione e una serie di montaggi e salti temporali avanti e indietro nel tempo nella presentazione dei filmati che, privando il film dell’unità cronologica di tempo tipica di tutti i POV, aumenta la caratura del film e il coinvolgimento dello spettatore, generando una suspense godibile.

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Levinson gioca con gli stilemi del genere POV mescolandoli con quelli dei film sulle epidemie, raccontando la storia di una nuova specie di parassiti che, tramite l’acqua, abitano i corpi degli abitanti di una classica cittadina americana, divorandoli dall’interno. Levinson rifugge dall’effetto speciale semplicistico e sensazionalistico, regalandoci alcune inquadrature splatter quando e dove lo ritiene necessario per mantenere alti il ritmo e la tensione, mentre non manca di inserire un sottotesto ecologico e politico imputando la causa della nascita della nuova specie di super parassiti all’inquinamento causato questa volta dagli escrementi dei polli nutriti con steroidi e cibi modificati geneticamente.

Sarà forse una lezione trita e ritrita, l’uomo fautore della propria distruzione a causa della sete di profitto, ma nell’economia del film regge piuttosto bene e non appesantisce più di tanto la narrazione. Alla fine del film , non resta che sorseggiare un buon bicchiere d’acqua, magari dandoci prima una bella controllata.

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