Prendi un film e trattalo male

Prendi un film e trattalo male, dagli una trama minimale: un aereo si schianta nel gelido Alaska e i sopravvissuti devono lottare contro la Natura e i lupi. Poi prendi un attore che dopo essersi stancato di film storici politicamente impegnati si è dato come imperativo categorico quello di diventare lo Steven Seagal dei nostri tempi con il 98% di capacità di recitazione in più. Prendi un regista che dopo aver centrato l’obiettivo esordio stava inanellando una quasi vaccata dopo l’altra. Farcisci il tutto e cosa ne esce? Ne esce The Grey, ecco cosa. Un film che (e lo dico sapendo che qualcuno potrebbe spararmi per questo e qualcun altro potrebbe dubitare della mia sanità mentale) sa tanto di classicismo americano, di Melville e London ma, come nel caso Neeson-Seagal, con il 98% di contemporaneità in più. E una scena finale da brividi che tutte le volte che la vedo, con quella colonna sonora, quella poesia e quello sguardo Neeson-lupo mi viene una pelle d’oca alta così.

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