Solo la perfezione

Siamo nel 1966 e Sergio Leone decide di chiudere quella che verrà chiamata la trilogia del dollaro con Il buono, il brutto e il cattivo. Ci sono un Clint Eastwood in stato di grazia, un Eli Wallach che fa tanta tenerezza e un Lee Van Cleef con il nome più figo per un personaggio cattivo che mai sia stato concepito. Sul serio: sei il più cattivo in un film in cui comunque anche il buono non è così buono e il nome del tuo personaggio è Sentenza. Non è semplicemente meraviglioso? Non è magico?

Sergio Leone comunque prende a schiaffi in faccia mezza produzione cinematografica americana facendo apparire ridicoli i western di cartapesta con i nativi americani interpretati dagli immigrati messicani clandestini e nel contempo rende lo spaghetti-western qualcosa di eterno, fornendo all’America tutta un passato epico. E cosa fa, non contento di tutto questo, dopo aver realizzato un film in cui non una battuta è sbagliata, in cui anche uno sbattere di ciglia sullo sfondo è più interessante di interi film girati da dilettanti wannabe e la cui colonna sonora ispirerà generazioni future e, forse, conquisterà lo spazio profondo e le galassie tutte? Gira la scena perfetta, con il duello finale perfetto. Guardatela. Studiatela. Piangete.

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