Il problema di trovarsi di fronte allo #sbaglio

Quanto può essere facile riunire un cast stellare, costituito da alcuni degli attori più importanti di un dato periodo e riuscire a toppare in maniera clamorosa, realizzando qualcosa non solo di brutto, ma addirittura di imbarazzante? Visto l’ampio numero di volte in cui questo capita, direi che è più facile di quanto possa sembrare.

Nel panorama cinematografico bis italiano, uno degli esempi più clamorosi di quello che può essere hashtaggato come #sbaglio è Io zombo, tu zombi, lei zomba, film del 1979 di Nello Rossati. Studiare il cast del film può far venire un coccolone a qualsiasi appassionato di cinema italiano: Renzo Montagnani, Cochi Ponzoni, Anna Mazzamauro, Gianfranco D’Angelo, Tullio Solenghi, Nadia Cassini, Duilio Del Prete e Daniele Vargas. Insomma, la commedia italiana com’era nel suo momento presente e qualche assaggio di quello che sarebbe stato il futuro.

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Peccato che buoni attori non bastino per avere un buon film e, come si dice in Bronx: “Non c’è nulla di più triste del talento sprecato.” E in questo film il talento sprecato scorre a fiumi, come il sangue alla Battaglia delle Termopili. Solo che qui non c’è un momento catartico in cui Renzo Montagnani urla l’equivalente di: “Questa è Sparta!” e così ci tocca assistere ad un’ora e mezza circa di avvenimenti tirati via in qualche modo in cui gli attori vengono diretti alla bell’è meglio. Il budget è risicato all’osso e lo si nota in ogni singola inquadratura, in ogni scenografia, in ogni posizionamento di luci. I protagonisti evidentemente non credevano troppo nel progetto e lo si vede da come recitano in modo svogliato, con il pilota automatico. Pensare che alcuni di essi abbiano recitato per Monicelli rende l’effetto ancora più straniante. Lo stesso Montagnani in future interviste ricorderà malvolentieri la sua partecipazione a questo progetto.

La ragion d’essere di questo film è quantomeno palese e non affonda le radici nel mondo dell’arte, ovviamente. Semplicemente il 1979 è l’anno di Zombi , il cui successo mondiale potrà cogliere di sorpresa i critici ma non i nostri furbi produttori cinematografici, i quali immediatamente decidono di creare un instant movie che cavalchi l’imperante onda zombiesca. Peccato che il film abbia una trama abborracciata (una formula voodoo presente in un romanzetto da quattro soldi risveglia alcuni cadaveri di un piccolo cimitero di un paesino italiano) e una sceneggiatura imbarazzante. Il tutto poi risolto con il più classico e fastidioso dei finali, ovvero quel “è tutto un sogno” per il quale immagino chiunque di noi provi sempre l’impellente bisogno di legare l’autore che si rifugia in tale semplice espediente ad un palo pronto per la fucilazione.

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Il rammarico cresce perchè certi spunti del film potevano essere sfruttati molto meglio dando modo di realizzare un film nettamente superiori: basti pensare alla presa in giro di certi canoni dei film di zombi, come ad esempio la necessità di mangiare carne umana (e il disgusto al solo pensiero da parte degli zombi senzienti di questo film) o alla camminata tipica del non-morto, qui messa alla berlina.

Come ultima nota dolente, se hai Nadia Cassini in un tuo film e non riesci a farne vedere nemmeno mezzo capezzolo, allora il tuo film è proprio uno #sbaglio.

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