Il Moloch è vivo: Europe Central

Si può dire che questo è un anno atipico per me, dal punto di vista letterario. Ogni anno infatti mi ritrovo a dover affrontare un vero e proprio Moloch narrativo, ovvero un tomo che per imponenza degli argomenti trattati, per la forma scelta per raccontarli e per le dimensioni del progetto rappresenta per me un vero e proprio tour de force, o meglio ancora un sacrificio al cui termine però posso provare una sensazione di soddisfazione per essere riuscito nell’impresa. Nel 2009 si è trattato di Infinite Jest, nel 2010 di Contro il giorno, nel 2011 di Canti del Caos e nel 2012 ho affrontato Europe Central. Quest’anno, invece, nessun Moloch.

A dodici mesi di distanza comunque, e dopo aver affrontato un discorso su Moresco e sui suoi Canti del Caos, è giunto il momento anche di parlare di quel capolavoro assoluto che è Europe Central, scritto da uno dei più incredibili geni letterari contemporanei: William T. Vollmann. Diciamolo subito: da un punto di vista della visibilità mediatica Vollmann parte svantaggiato: non ha l’aura maledetta e ironica dello scrittore suicida David Foster Wallace, nè la misteriosa identità di Thomas Pynchon. Di consenguenza, quando si parla di romanzo contemporaneo, o meglio ancora di post-modernismo, gli hypster e tutti gli intellettualoidi tireranno fuori i primi due nomi (più magari un DeLillo), mentre difficilmente riporteranno quello dell’autore di Europe Central. Eppure la sua scrittura non ha nulla da invidiare ai due maestri del post-moderno e, anzi, priva dell’arma dell’ironia di cui invece abbondano i suoi colleghi, risulta ancora più secca ed efficace. Vollmann è un Foster Wallace altrettanto erudito e amante delle parole, che però quando si trova di fronte ad un bivio non sceglie la via dell’ironia e della comicità, del surrealismo, ma si butta a capofitto nell’orrore della realtà.

9780670033928_custom-901fec6a3f6fa658dd49bdfb166505ab5881031c-s6-c30

Proprio questo è Europe Central: una gigantesca immersione nell’orrore della Seconda Guerra Mondiale, raccontato però da punti di vista assolutamente inusuali. Se infatti solitamente siamo abituati a pensare al secondo conflitto mondiale come principalmente una battaglia che schiera da una parte i Grandi Vincitori, ovvero gli Americani, e dall’altra i Tedeschi guidati da Hitler, con magari qualche concessione ad Inglesi e Francesi, la realtà delle cose è molto diversa. Nei primi due anni di guerra Hitler, grazie anche al patto di non belligeranza stretto proprio con la Russia (il famigerato Patto Ribbentrop – Molotov) conquista l’intero continente europeo. Gli Alleati si rifugiano nella ancora libera Inghilterra guidata da Churchill, mentre Hitler compie quello che sarà l’errore che lo porterà alla sconfitta: non fidandosi di Stalin decide di invadere anche la Russia. Il numero di uomini coinvolti, le dimensioni del fronte, la quantità di mezzi coinvolti fanno sì che la campagna di Russia sia in assoluto il teatro di guerra più sanguinoso della storia. Ripeto: della storia. Mentre gli Americani si ritrovano impelagati nel Pacifico e gli Alleati dall’Inghilterra si occupano di cercare di fare più danni possibili alle forze di Hitler in teatri minori, il 90% degli scontri avviene in quello che viene definito “fronte orientale“. Hitler crede di riuscire a convicere il popolo russo a voltare le spalle al terribile dittatore Stalin e grazie a ciò ad ottenere la vittoria, ma questo non avviene. Tra Stalin ed Hitler, i russi scelgono Stalin. Stalingrado resiste ad un assedio lungo un anno, mentre a Leningrado l’assedio si protrae addirittura dall’8 Settembre 1941 al 27 Gennaio 1944 (circa 900 giorni!).

vollman_wide-440fe82c8da8b40918446785776cc452ca5b83c1-s6-c30

Ed è proprio di questo che ci vuole parlare Vollmann, calandoci di volta in volta nei panni di russi e tedeschi. Il libro è formato da capitoli-racconti, scritti con un ritmo vertiginoso ed una prosa a dir poco perfetta, dove ogni parola, ogni frase, ha il suo senso di esistere. Meraviglioso il capitolo dedicato ad Hitler, in cui vengono raccontate le serate del dittatore e il suo interesse per le opere di Wagner e la grande mitologia tedesca in generale; eccezionale, soprattutto, come Hitler sia un personaggio non personaggio. Nel corso di alcune decine di pagine, Vollmann descrive quello che è stato il simbolo del Male del XX Secolo, riuscendo nel contempo a rendere l’immagine di una figura indubitabilmente umana ma al tempo stesso non umanizzabile. Leggendo il capitolo dedicato al dittatore sembra di vederlo sempre fuori fuoco, come se un filtro ci impedisse di vederlo. È lì. È un uomo. Mangia, beve e dorme come ognuno di noi. Ma non è come noi. Solo per questo passaggio Vollmann meriterebbe ogni premio letterario disponibile su questo pianeta.

La narrazione salta avanti e indietro nel tempo, dalla Rivoluzione d’Ottobre russa e l’attentato a Lenin, fino a anni dopo la fine del conflitto mondiale, in piena Guerra Fredda. Emergono così le figure di personaggi indimenticabili, da spie russe e tedesche impegnate a monitorare la vita delle persone, agli artisti che si opposero od appoggiarono i due regimi totalitaristici: il regista russo Roman Karmen, l’artista tedesca Käthe Kollwitz e la poetessa russa Anna Akhmatova, l’ufficiale delle SS Kurt Gerstein che cercò di avvisare gli Alleati e il Vaticano dello sterminio nei campi di concentramento e i due protagonisti dell’assedio di Stalingrado, Friedrich Paulus e Andrey Vlasov. Ma ad emergere con prepotenza dalle mille pagine di questa epica moderna sono le figure del compositore russo Dmitrij Dmitrievič Šostakovič e di Elena Konstatinovskaja. Il primo è uno dei più incredibili geni musicali del Novecento, di cui viene ritratta una immagine commovente e umana: pieno di paure, di insicurezze, di blocchi psicologici è però in grado con il suo genio di tenere a bada e sfidare il repressivo regime russo. Più volte minacciato dagli agenti russi per la sua musica non popolare e atipica (e quindi contraria ai precetti del comunismo), riesce con ogni nuova composizione a prendersi gioco dei suoi censori e a creare la monumentale Sinfonia n.7 che fatta risuonare per le strade assediate di Leningrado sarà in grado di dare forza alla gente per resistere. L’altra è la donna che attraversa le pagine come uno spettro. Affascinante e magnetica, con un potere unico sugli uomini, entra ed esce dalle vite dei protagonisti: Karmen, Šostakovič, Andrey Vlasov e persino Anna Akhmatova vengono influenzati dalla donna, soggiogati dalla sua forza mentale. Il compositore la amerà tutta la vita, senza però riuscire ad ottenere niente più del suo corpo, esattamente come per tutti gli altri. Personaggio atipico, rappresenta il collante tra i vari protagonisti e gli intrecci della vicenda, attraversando anni, battaglie, genocidi ed orrori come una sorta di forza salvatrice e venefica al tempo stesso.

Al termine della lettura di questa opera mostruosa rimane in bocca un sapore amaro: abbiamo attraversato infatti grazie al suo autore gli anni più bui del XX Secolo, e la sua bravura nel raccontarceli lascia una sensazione di tristezza e di smarrimento, di insoddisfazione quasi. Esattamente come Šostakovič, alla perenne ricerca del capolavoro, incapace di apprezzare quanto appena scritto e contemporaneamente alla disperata ricerca dell’accettazione da parte del suo amore impossibile. E tutti noi, intanto, non possiamo che chinare il capo di fronte a Šostakovič e al suo cantore, William T. Vollmann:

Best listened to in a windowless room, better than best in an airless room—correctly speaking, a bunker sealed forever and enwrapped in tree-roots—the Eighth String Quartet of Shostakovich (Opus 110) is the living corpse of music, perfect in its horror. Call it the simultaneous asphyxiation and bleeding of melody. The soul strips itself of life in a dusty room.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...