Il giorno viene preceduto dalla notte

Moffat è un genio ed è il Diavolo. Più ne fa, più ne inventa e intanto semina indizi, indovinelli, false piste e what the fuck come foglie d’autunno sugli alberi. Ma, soprattutto, è riuscito nell’impresa più epica di tutte: non portare la narrazione di Doctor Who a livelli di scrittura e realizzazione francamente inimmaginabili e irraggiungibili per moltissime serie tv; non creare un hype intorno all’episodio del 50° anniversario del Dottore che rasenta ormai l’isteria collettiva (qui a Londra si vedono già le locandine dell’episodio nei cinema di Leicester Square, mentre ogni negozio con una minima attinenza con il mondo del cinema, tipo Forbidden Planet, Fopp, HMV, Cinemastore, straripa di merchandise del Doctah); no, il vero capolavoro è consistito nella realizzazione di un mini-episodio prequel del tanto atteso episodio celebrativo nella totale ignoranza del pubblico. In un mondo fatto di Twitter, Facebook, blog e quant’altro, quest’uomo il 14 di Novembre ha trasmesso sulla BBC un episodio di cui nessuno conosceva la realizzazione e facendolo ci ha mandati tutti allegramente a quel paese realizzando tra l’altro non quella che potrebbe sembrare una semplice operazione di marketing, ma fornendoci uno dei tasselli più importanti della continuity del Dottore.

Il perchè è subito spiegato: nel 1989 Doctor Who è in calando, il suo mito sta svanendo e la BBC decide di sospenderne la produzione. Nel 1996 gli americani in collaborazione con la BBC vogliono provare a rilanciare il personaggio e per farlo realizzano un lungometraggio per la televisione in cui abbiamo la rigenerazione che ci conduce dal Settimo all’Ottavo Dottore, interpretato da Paul McGann. In Inghilterra il film ha un grande successo di ascolti, mentre in America non se lo fila nessuno. Risultato: Doctor Who ritorna nel sottoscala, insieme a tutti quei giochi con cui non vogliamo avere a che fare ma che nonostante tutto non riusciamo a buttare nella spazzatura.

Giunge alla fine il 2005. La BBC Whales ci riprova. Doctor Who è un pezzo di Regno Unito che non può cadere nell’oblio, al pari del pessimo cibo, della Regina e dei cappellini più brutti del mondo, e così si riparte. R. T. Davies è lo showrunner della serie e il tutto inizia con una sorpresa: a intepretare il Dottore non è Paul McGann ma Cristopher Ecclestone. Da qualche parte, quindi, c’è stata una rigenerazione. L’Ottavo Dottore è sparito e abbiamo a che fare con il Nono. Si parla di una Time War, in cui i Signori del Tempo e i Dalek si sono scontrati fino alla totale estinzione e con il passare delle serie scopriamo di come sia stato proprio il Dottore a porre fine alla Guerra eliminando sia gli uni che gli altri. Di come però si sia passati da Otto a Nove non abbiamo mai avuto indizi.

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Giungiamo alla conclusione della settima serie del nuovo corso del Dottore e Undici incontra nel suo flusso temporale una sua incarnazione che non viene ritenuta degna di essere chiamata Dottore (perchè il nome è una promessa e quella promessa è stata infranta). Subito nasce una serie di discussioni in Rete e l’eccitazione sale al massimo, mentre diventa chiaro che quella sarà la versione del Dottore che avrà a che fare con la Time War e con lo sterminio di Signori del Tempo e Dalek. Ma ancora mancava un tassello: come passare da Otto a Nove e con nel mezzo John Hurt, il Dottore che non è Dottore?

Ed ecco il colpo di genio con questo mini-episodio, in cui Moffat ci mostra un Ottavo Dottore invecchiato sempre interpretato da Paul McGann. Questa incarnazione non ha avuto vita su schermo ma ha vissuto innumerevoli avventure trasmesse alla radio (sempre interpretate da Paul McGann) che qui fa dei riferimenti proprio a quelle storie, rendendole di fatto parte del canone whoviano. La Time War è in pieno svolgimento ma il Dottore, che si ritiene un buono, non vuole averne a che fare. Poi succede quello che vedrete, la sua rigenerazione viene pilotata dalla Sorellanza già apparsa nel 1976 nella serie storica del Dottore, Otto muore e nasce il War Doctor, di cui vediamo un’immagine riflessa più giovane di quella incontrata da Matt Smith. Da cui capiamo che questa incarnazione lotterà a lungo nella Time War e che durante tale guerra compirà azioni non degne di qualcuno che si voglia chiamare Dottore (e infatti la battuta finale è: “Doctor no more”).

Insomma, ora manca solo il passaggio tra John Hurt e Ecclestone, anche se quest’ultimo ha dichiarato la sua assenza nel 50° (ma l’aveva detto anche Paul McGann ed eccolo invece protagonista di una delle storie più importanti della continuity). Diavolo di un Moffat!

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