La nobiltà del Nobel

I film possono insegnarci tantissimo. Se ben utilizzati, possono essere una forma di diffusione di idee e conoscenze assolutamente perfetta. Prima dell’era dell’Internet, meglio della televisione. Un buon film storico, se rappresenta con onestà e accuratezza gli eventi che vuole raccontare, può imprimere nella nostra mente concetti che difficilmente dimenticheremo. Il tutto, ovviamente, se il film che vediamo è ben realizzato e, quindi, oltre ad accuratezza ed onestà si ritrova accoppiata anche una buona dose di divertimento. In soldoni: se il film ci diverte e ci fa trascorrere un paio d’ore piacevoli, allora probabilmente qualcosa di quello che abbiamo visto resterà dentro di noi.

Questo panegirico per dire che ieri è stato annunciata l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura ad Alice Munro, scrittrice canadese nata nel 1931. Ora, non farò il saccente fingendo di conoscere qualcuna delle sue opere o cercando di effettuare una ardita analisi a posteriori della sua opera nella pia illusione di fornire un contesto alla sua scelta come vincitrice di uno dei premi più importanti che possano essere conferiti a un’artista. Prima di ieri non sapevo nemmeno dell’esistenza della Munro. Mancanza forse epocale, forse no. Un giorno magari recupererò qualcosa di suo. Non prendetela come una promessa, però.

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Il caso Munro è interessante però perchè mi permette di riflettere su quanto poco tempo fa è accaduto nel nostro Paese, ovvero la diffusione della notizia che Roberto Vecchioni sarebbe stato uno dei candidati per la vittoria del premio Nobel. Roberto Vecchioni come Bob Dylan, altro cantautore che spesso e volentieri viene citato come possibile papabile per le sue, innegabili bisogna ammetterlo, capacità poetiche. Attenzione: non che io voglia sminuire Roberto Vecchioni. Che io apprezzi o meno la sua opera è del tutto ininfluente (e in ogni caso dite quello che volete ma io Samarcanda l’ho sempre apprezzata). Per quel che mi riguarda, effettivamente il buon Roberto potrebbe essere stato effettivamente uno dei nominati. Potrebbe essere stato nominato per cinque anni consecutivi.

Ma, e qui mi collego all’introduzione iniziale, se c’è una cosa che abbiamo potuto imparare bene da un film come A beautiful mind, è che le candidature per i Nobel, qualsiasi Nobel, sono segrete e tali restano per cinquant’anni. Nel film viene fatta una eccezione, comunicando la candidatura a John Nash a causa dei suoi risaputi problemi piscologici. Detto in parole povere, quelli del Nobel si sono voluti accertare in anticipo che Nash fosse in grado di ritirare il premio nell’evenienza di una vittoria. Quindi, che improvvisamente si sia iniziati a parlare di una candidatura di Vecchioni è il classico esempio di come spesso si vogliano realizzare notizie tanto per il gusto di realizzare. Tanto più che l’obbligo di segretezza impedisce ogni tipo smentita o conferma. Chiunque potrebbe dire di essere stato candidato e per cinquant’anni non correrebbe rischi di smentita.

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Così quest’anno a vincere è stata Alice Munro, Vecchioni continua a vivere la propria vita e di Bob Dylan potremmo sicuramente sapere di una sua candidatura nel 1963, anno del suo secondo album The Freewheelin’ Bob Dylan.

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