Cani arrabbiati

Del Mario Bava precursore del genere slasher con più di un lustro d’anticipo si è già parlato QUI. Poi abbiamo il Bava gotico, maestro dell’orrore, il Bava inventore del giallo all’italiana (Dario Argento “ruba” mezza iconografia al regista sanremese, primo elemento fra tutti l’assassino neroguantato). C’è poi il Bava anticipatore invisibile del genere pulp con Cani arrabbiati. Invisibile perchè sebbene questo gioiello sia del 1974 (e quindi di vent’anni antecedenti al Pulp Fiction tarantiniano che sdoganerà definitivamente il genere, rendendolo elemento appetibile per i critici più ortodossi e raffinati) non verrà distribuito a causa del fallimento della casa di produzione.

Ecco l’amaro destino di certi cineasti: già Mario Bava era uomo che non apprezzava facilmente molte delle sue opere e, anzi, ne disprezzava una buona quantità. Di solito la repulsione nasceva dai mille problemi produttivi che il cineasta incontrava durante la lavorazione dei suoi film, problemi che dovevano poi portarlo a scendere a compromessi con le proprie idee pur di portare a termine il progetto. Quando poi riesce a realizzare un prodotto estremamente personale e dalla forte connotazione autoriale, come nel caso di Cani arrabbiati, il film viene bloccato e finisce nel dimenticatoio.

Un vero peccato, perchè nel film di Bava assistiamo all’espressione di tutte quelle atmosfere che poi caratterizzeranno il cinema pulp futuro. Il soggetto stesso viene ripreso da un racconto di Ellery Queen, nel quale è già previsto il finale a sorpresa, mentre la messa in opera vuole essere sopra le righe dal punto di vista della costruzione della tensione, della presentazione dei personaggi e dell’uso della violenza (sia fisica che psicologica), vi si contrappone dall’altro un impianto scenografico scarno, se non minimalista.

Cani-arrabbiati-Maurice-Poli-George-Eastman-Lea-Lander-Don-Backy-e-Riccardo-Cucciolla

Quasi l’intero film si svolge all’interno della macchina dell’ostaggio rapito insieme a quello che si ritiene essere il figlio malato. Ad eseguire il sequestro sono tre rapinatori in fuga dopo aver rapinato le buste paga di una ditta farmaceutica. Insieme a loro, una donna presa in ostaggio in precedenza durante la sparatoria con la polizia. Durante tutto il film, un road movie claustrofobico, assistiamo alla contrapposizione verbale tra i tre rapinatori e le vittime dalla quale emergono le caratteristiche animalesche, esagerate, pulp, dei criminali. La violenza psicologica del gruppo di criminali cresce progressivamente durante il viaggio per poi esplodere fisicamente prima nell’omicidio di uno dei rapinatori, Trentadue (interpretato dal sempre grande George Eastman) colpevole di tentare una violenza sessuale ai danni della donna rapita.

Essendo l’impostazione scenica quasi teatrale, è la caratterizzazione dei personaggi ad essere particolarmente curata, dipingendo delle figure che si stampano con forza nella mente dello spettatore: George Eastman, nei panni di Trentadue, è uno psicopatico assetato di sesso che fatica a tenere a freno tutte le proprie pulsioni fisiche, siano esse sessuali o meno. Don Backy interpreta in modo sorprendente Bisturi, un criminale efferato succube del proprio capo, tanto da giungere ad ammazzare il proprio amico Trentadue quando gli viene ordinato. L’ultimo criminale è il Dottore, interpretato da Maurice Poli, freddo e determinato, deciso ad eliminare ogni ostacolo tra sè e il bottino al di là di ogni considerazione morale.

I due ostaggi sono invece interpretati da Riccardo Cucciolla e Lea Kruger, nei panni rispettivamente di Riccardo e Maria. Cucciolla regala al proprio personaggio una intepretazione compassata, fredda e misurata che trova la propria giustificazione nel finale, mentre Maria è l’unico personaggio realmente innocente del film e protagonista della scena più esplicitamente pulp: fuggita dalla macchina durante una sosta, viene raggiunta da Bisturi e Trentadue e costretta ad urinare di fronte a loro.

rabid-dogs-cani-arrabbiati-1974

Curiosamente, sarà proprio grazie all’interessamento di Lea Kruger che questo film sarà finalmente distribuito. Di questo film esistono sei versioni le cui differenze si concentrano fondamentalmente nella scena finale, più o meno lunga e nell’inserimento o meno di un prologo con la presenza della donna piangente. Solo una delle sei versioni, quella curata dal figlio di Bava, Lamberto e dal titolo Kidnapped, presente scene aggiuntive e montaggio, colonna sonora e doppiaggio alternativi.

Resta il rammarico per un film provocatoriamente anticipatore e dalla forte carica polemica nei confronti dell’essere Uomo, rimasto ingiustamente non distribuito per ben vent’anni.

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