Un’altra Terra, un cosmonauta russo e tutte le nostre colpe

Al di là dell’inevitabile carico di pregiudizi che da sempre li accompagnano, i generi horror e sci-fi sono tra i più duttili quando si vogliono affrontare argomenti scottanti e dal profondo impatto. L’horror può raccontarci tutto il male e il tormento che si annida all’interno dell’animo umano. Che si tratti di una storia di possessioni demoniache, o che si parli degli omicidi di un serial killer efferato, se la storia viene raccontata con onestà e con intelligenza, allora un buon film horror può raccontare molto di come è l’individuo nel nostro presente e nel nostro quotidiano.

La sci-fi, invece, sempre quando non in mano a cialtroni ma diretta da gente con una visione decisa e preparata su quanto si vuole raccontare, può raccontarci bene quello che sarà la nostra società estremizzando le caratteristiche del nostro quotidiano. Semplificando: l’horror è il nostro psicologo, la fantascienza il nostro filosofo. Se pensiamo a film come Blade Runner o Matrix o District 9, possiamo vedere come l’elemento fantascientifico sia stato utilizzato per affrontare temi radicati nel nostro essere quotidiano e riferentisi a temi quali il razzismo, la lotta tra classi sociali, la guerra. Non sto scoprendo l’acqua calda, è sempre stato così. Negli anni ’50 c’era il terrore dell’invasione comunista e avevamo i film con le invasioni da parte dei marziani (esiste niente di più rosso di Marte, il pianeta rosso per eccellenza?). Negli anni ’70 c’era il problema delle riserve energetiche, le tensioni con gli Stati Arabi e la presa di coscienza dell’esistenza di un Terzo Mondo ed ecco spuntare prodotti come Soylent Green. Insomma, la fantascienza è sempre stata ancorata al presente per potersi proiettare nel futuro.

Esistono poi prodotti fantascientifici più rari, che trattano l’esistenza con un approccio ancor più astratto, più filosofico. Blade Runner era una perfetta analisi delle questioni filosofiche che hanno attanagliato l’Uomo da sempre: chi sono, cosa vuol dire essere vivi, cosa è la coscienza? Tutte domande a cui si cerca una risposta tramite l’artificio dei Replicanti.

Tutto questo preambolo per parlare di un piccolo film fantascientifico uscito nel 2011: Another Earth. Il film rappresenta nella sua interezza una delicata riflessione sul senso dell’esistenza e sulle colpe che tutti noi portiamo dentro durante il corso della nostra vita. Il punto di partenza del film è semplice quanto improbabile: improvvisamente nel cielo compare un secondo pianeta Terra, esattamente identico al nostro. Non solo: si scoprirà che è anche abitato da nostre copie esatte che hanno vissuto all’incirca le nostre identiche vite, almeno fino al momento della scoperta della reciproca esistenza. Ma il pianeta resta sospeso nello sfondo della trama, che invece ruota interamente attorno a Rhoda Williams (Brit Marling), una giovane studentessa che una sera commette uno stupido errore: messasi al volante dopo aver bevuto ad una festa, ha un incidente ed uccide una madre con il giovane figlio, mentre il marito, John Burroughs (William Mapother), sopravvive. Uscita di prigione e afflitta dai sensi di colpa vuole conoscere Burroughs e lo incontra nella sua casa dove l’uomo trascina un’esistenza priva di scopo. Fingendosi una donna delle pulizie e non rivelando la sua identità, si instaura un tenero rapporto tra i due, animato dai rispettivi dolori.

Immagine

Stiamo parlando di un film fantascientifico estremamente poetico, in cui vengono affrontati i concetti di colpa e redenzione e di destino. L’altra copia di Rhoda avrà infatti anche lei ucciso quelle persone, visto che ora la sincronicità delle copie è andata perduta e considerato che l’incidente è avvenuto proprio nel periodo della scoperta? Nel finale Rhoda rifiuterà al viaggio vinto per andare su Terra 2 e lo cederà a Burroughs nella speranza di farlo ricongiungere con la sua famiglia sull’altro pianeta, mentre lei incontrerà la propria copia su Terra 1 e chiudendo così il cerchio di questa storia.

Tra le tante ottime scene del film, spicca quella del monologo della ragazza che cercando di staccare dal torpore Burroughs decide di raccontargli una storia su di un’astronauta russo, metafora perfetta di come tutti noi dobbiamo alla fine soccombere alle nostre colpe e imparando a convivere con esse. Impossibile non innamorarsi dell’interpretazione di Brit Marling.

You know that story of the Russian cosmonaut? So, the cosmonaut, He’s the first man ever to go into space. Right? The Russians beat the Americans. So he goes up in this big spaceship, but the only habitable part of it’s very small. So the cosmonaut’s in there, and he’s got this portal window, and he’s looking out of it, and he sees the curvature of the Earth for the first time. I mean, the first man to ever look at the planet he’s from. And he’s lost in that moment. And all of a sudden this strange ticking… Begins coming out of the dashboard. Rips out the control panel, right? Takes out his tools. Trying to find the sound, trying to stop the sound. But he can’t find it. He can’t stop it. It keeps going. Few hours into this, begins to feel like torture. A few days go by with this sound, and he knows that this small sound… will break him. He’ll lose his mind. What’s he gonna do? He’s up in space, alone, in a space closet. He’s got 25 days left to go… with this sound. So the cosmonaut decides… the only way to save his sanity… is to fall in love with this sound. So he closes his eyes… and he goes into his imagination, and then he opens them. He doesn’t hear ticking anymore. He hears music. And he spends the sailing through space in total bliss… and peace.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...