Il porno di Natale

Non mi stancherò mai di ripeterlo: Lars Von Trier è un genio che andrebbe conservato sotto una campana di vetro, non tanto per proteggerlo dagli altri, ma per proteggerlo da sè stesso. Nel corso della sua carriera artistica ha sempre cercato di portare all’esasperazione i suoi film sul piano formale arrivando a rompere le regole da lui stesso create e spingendo oltre il limite gli attori impegnatisi con lui (Bjork deve avere tutt’ora degli incubi dopo aver lavorato in Dancer in the Dark). Esempio lampante di come ami cambiare faccia è la sua adesione al Dogma 95 di cui è anche fondatore: nel momento in cui decide di rompere con le regole formali del manifesto, lo fa nel modo più roboante possibile. Il Dogma prevede film minimalisti, saldamente ancorati alla realtà, girati con tecniche quasi documentaristiche? E lui realizza nel 2003 Dogville, dove l’astrazione è tale che non esiste set, tutta l’azione si svolge in un teatro di posa in cui gli edifici e le strade sono semplici disegni planimetrici sul pavimento. L’astrazione totale, per consentire allo spettatore di concentrarsi il più possibile sulla storia.

Autodefinitosi “masturbatore dello schermo”, la complessa vita psicologica del regista è nota. Affetto da ogni forma di fobia, soggetto a depressioni, sfrutta il cinema come si trattasse di una seduta terapeutica. Gli ultimi due film per ora distribuiti, Antichrist e Melancholia, nascono infatti da un suo stato depressivo e sono la via attraverso cui il regista affronta la propria malattia, esteriorizzando il caos che prova dentro di sè. Siamo di fronte a due opere al massimo della maturità del regista, totalizzanti nel loro modo di mostrare il mondo.

In Antichrist, l’elaborazione del lutto per la perdita del figlio diventa il veicolo attraverso cui il Male e la Follia possono farsi strada nell’animo di una persona. Allucinante l’ambientazione del film, in cui la Natura che circonda la casa dove abitano i due protagonisti è soffocante, cupa, rifugio per creature che seppure “naturali” sembrano la proiezione di forze demoniache fuoriuscite da una mente disturbata.

In Melancholia il discorso diventa ancora più estremo: la depressione della protagonista viene vista come una forza nascosta per comprendere la vera essenza del mondo, ma questa consapevolezza diventa inutile in quanto il mondo stesso viene distrutto da una collisione cosmica in uno dei finali più cupi e senza speranza degli ultimi anni.

La violenza delle due storie viene bilanciata da un amore per le immagini quasi pittorico e da un lirismo poetico estremamente delicato.

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Nel 2011 viene estromesso da Cannes mentre è in concorso con il suo Melancholia a causa delle sue dichiarazioni a favore di Hitler durante la conferenza stampa dedicata al film. In seguito dichiarerà che al momento dell’intervista era sotto l’effetto di psicofarmaci e che non era completamente in sè; in ogni caso da due anni non parla più con i giornalisti comparendo in foto che lo ritraggono con la bocca coperta da un cerotto, mentre continua a crescere l’attesa per il suo nuovo film: Nymph()maniac.

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L’ultimo film del regista dovrebbe uscire il 25 Dicembre, da qui il termine “porno di Natale” e dovrebbe raccontare la vita di una donna dalla sua nascita fino al 50° anno di età. La donna affetta da ninfomania, racconterà la sua vita ad un uomo dopo essere stata salvata da un pestaggio. Protagonisti sono tra gli altri Charlotte Gainsbourg, figlia di Serge Gainsbourg e Jane Birkin e già presente negli ultimi due film del regista, Shia LaBeouf, che deve farsi perdonare il quarto film di Indiana Jones (il film che non è mai esistito per tutti i veri fans della saga), Willem Defoe (già in Antichrist) e Uma Thurman. Il film dovrebbe essere distribuito in due versioni, una softcore e una hardcore, e vista la lunghezza dei suoi otto capitoli si sta prospettando la possibilità di spezzarlo in due tronconi.

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Ancora una volta non bisogna farsi sorprendere dall’estremismo del regista la cui casa di produzione, la Zentropa, è nota anche per aver prodotto film hardcore. La frase di lancio del film, Forget about love, non dovrebbe destare dubbi sul tipo di storia che andremo a vedere. Non resta che attendere con ansia, nonostante per adesso pare che nè la Bim nè la Lucky Red, le due case che storicamente distribuiscono i film di Von Trier in Italia, siano interessate alla nuova opera di questo controverso regista. Non che importi molto, visto che questo blog lo state leggendo su Internet. Il nuovo millennio è iniziato, sarebbe giusto che anche le case di distribuzione se ne rendessero conto.

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