Reazione a catena

A Mario Bava noi appassionati di cinema dovremmo dedicare un monumento, questo è sicuro. Questo formidabile regista italiano è stato ispiratore per moltissimi registi e precursore di generi cinematografici. Gente come Quentin Tarantino non fa fatica ad ammettere i propri debiti nei suoi confronti e chiunque ne conosca l’opera non può non essere d’accordo. Per fare solo qualche esempio il finale di I tre volti della paura, con la cinepresa che allarga il campo da Boris Karloff mostrando mano a mano il set e la troupe è uno dei primissimi casi di metacinema, quando questo era soltanto una parola tra pochi addetti ai lavori. Il suo Cani Arrabbiati, seppur non sia stato distribuito fino agli anni ’90 a causa del fallimento del produttore, è l’antesignano del cinema pulp, mentre con La maschera del demonio fonda il gotico all’italiana.

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Reazione a catena non fa eccezione e mostrando ancora la grande intelligenza e l’immensa inventiva del regista, rappresenta il prototipo per gli slasher movie che impazzeranno qualche anno dopo. Al contrario della quasi totalità degli slasher successivi, però, questo capostipite baviano ha una tale intelligenza di scrittura abbinata ad un cinismo e una cattiveria che difficilmente si potrà riscontrare in altri film simili e che pertanto lo elevano ben al di sopra di quanto saturerà il mercato futuro.

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La trama del film ruota attorno ad una baia incontaminata, oggetto delle brame di personaggi che finiranno con l’ammazzarsi tra di loro per poterla ottenere in eredità. La struttura portante slasher ed orrorifica, pertanto, serve in realtà al regista per raccontare una storia con una profonda morale di fondo, con cui vuole mettere in evidenza il cuore di tenebra degli uomini e come la bramosia di possesso possa portarli a compiere azioni riprovevoli.

Il film inizia con l’omicidio dell’anziana proprietaria della baia per mano del marito. Questi viene però immediatamente ucciso da un secondo assassino, di cui non conosciamo l’identità. Il film presenta poi gli altri personaggi della vicenda: Ventura, un architetto che vuole ottenere la baia per mettere in pratica una speculazione edilizia; Simone, un pescatore figlio illegittimo della proprietaria della baia; Paolo e Anna Fossati, due abitanti della baia; Renata Donati, figlia della vecchia proprietaria accompagnata dal marito e dai figli nella sua indagine sulla scomparsa del patrigno. Ognuno di questi personaggi, eccezion fatta per i coniugi Fossati, vuole impossessarsi della baia.  Mentre queste “marionette” si muovono sullo sfondo della scena, il film introduce un gruppo di giovani, composto da due amici e dalle loro compagne (due turiste tedesche) ed è in questo spezzone che il film assume maggiormente i contorni di uno slasher. I quattro arrivano infatti nella baia per divertirsi e qui scopriranno il cadavere dell’uomo ucciso ad inizio film. Gli omicidi sono particolarmente sanguinolenti e uno in particolare verrà esplicitamente citato in Venerdì 13 (l’omicidio della coppia, trafitta da una lancia mentre è a letto).

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Nel finale del film, mentre i Fossati verranno eliminati in quanto testimoni inconsapevoli degli eventi di quei giorni, gli altri protagonisti si ammazzano a vicenda, per poter finalmente ereditare quella terra maledetta. Restano in vita soltanto i coniugi Donati e quando il film sembra giungere alla conclusione, arriva uno dei colpi di coda baviani più cinici e macabri: mentre i due si avviano verso la macchina felici per la riuscita del loro piano, vengono ammazzati da un colpo di fucile sparato per gioco dai loro bambini. I titoli di coda iniziano sull’immagine dei piccoli che, inconsapevoli di quanto hanno fatto, corrono felici verso il laghetto della baia per il quale tanto sangue è stato versato.

Reazione a catena è uno dei rari film per cui Bava mostrò soddisfazione, grazie anche ad una insolita libertà produttiva, contrariamente alla ben nota acrimonia mostrata dall’autore per molte delle sue opere, La stessa critica cinematografica, incredibilmente, accolse con favore il film. Al soggetto lavorano lo stesso Bava e Dardano Sacchetti, che sarà collaboratore anche di un altro grande del cinema horror italiano, Lucio Fulci. La colonna sonora è invece opera di Stelvio Cipriani, autore anche del commento audio dell’altro capolavoro baviano, Cani arrabbiati.

Al di là della presenza del gore, che c’è ed è elevato (gli ottimi effetti speciali sono di Carlo Rambaldi, futuro creatore di ET), è utile rimarcare ulteriormente come punto focalizzante dell’opera sia mostrare l’oscurità dell’animo umano corroso dall’avidità. Non esistono personaggi positivi in questo film, in quanto tutti sono dei freddi calcolatori che antepongono il proprio obiettivo alla vita degli altri. Chiunque sia visto come un ostacolo sulla strada verso il successo, deve essere eliminato (neanche troppo velata critica al capitalismo). Gli unici estranei ai giochi di potere che si stanno svolgendo nella baia sono i Fossati che però ci vengono ugualmente dipinti come persone grette e meschine, tra cui non c’è più amore e che vivono in pratica separatamente le loro ossessioni: il marito occupato nella caccia agli insetti, la moglie presa dai pettegolezzi e dalle sue premonizioni.

Per Bava insomma non sembra esistere nulla da salvare nell’uomo  e il colpo di scena finale, se da un lato serve a soddisfare parzialmente il pubblico poichè tutti i cattivi vengono puniti, dall’altro lascia l’amaro in bocca per come tale giustizia viene ad applicarsi: in modo del tutto casuale ed arbitrario, per mano di carnefici innocenti e che, per questo motivo, innocenti non saranno più.

Un capolavoro dark tout court, da scoprire e riscoprire.

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Un pensiero su “Reazione a catena

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