Buio Omega

Buio Omega è uno dei film più ispirati e apprezzati di Joe D’Amato, nome d’arte di Aristide Massacesi.

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Stiamo parlando di uno dei registi più prolifici di sempre nella storia della cinematografia italiana che ha avuto a che fare con ogni tipo di genere cinematografico partorito da mente umana, dallo spaghetti-western al porno, spesso frullando più generi in uno stesso film. Esempio calzante può essere il suo Porno Holocaust, dove abbiamo un cannibal-movie con tutti i topoi del genere (l’isola tropicale, la spedizione) in cui però vengono inserite vere e proprie scene hardcore. Un anno prima di Buio Omega, e quindi nel 1978, Massacesi dirige inoltre Sesso Nero indicato da molti critici come il primo film porno italiano della storia. Il suo eclettismo si riflette anche nel carattere delle sue opere, spesso caratterizzate da elementi estremi sia di trama che di impatto scenico. Se si deve fare qualcosa, evidentemente, meglio farla in un modo che risulti indimenticabile.

Già QUI si era parlato del suo Antropophagus, dove il film con il mostro cannibale viene riscritto nei suoi elementi base spostando l’ambientazione in una insolita Grecia e dove a distinguere il prodotto da tanti altri simili che erano stati realizzati in quegli anni, viene pestato il pedale del gore, regalando alcune delle scene più truculente ed emotivamente disturbanti mai viste (parlo ovviamente della scena del feto e dell’autocannibalismo finale).

Anche con Buio Omega questa propensione all’esagerazione e alla estremizzazione viene applicata senza timore. La tipica vicenda di un uomo disturbato viene spinto al limite sia mediante l’uso di scene estremamente sanguinolente, sia per la morbosità dei temi trattati. Nel film si narra infatti di una duplice ossessione amorosa: quella di Francesco per la sua ragazza e quella della governante Iris per Francesco. All’inizio del film, vediamo Iris da una fattucchiera impegnata a lanciare una maledizione contro Anna, la ragazza di Francesco. Questa muore e il ragazzo, già orfano, non riesce ad affrontare il dolore della perdita subita. Decide quindi di rubare il cadavere dell’amata e di portarlo nella sua villa dove ha un laboratorio per l’imbalsamazione (essendo questo il suo lavoro). L’ossessione per la sua donna è tale però da spingerlo sempre più verso  la follia e non tarderà ad uccidere altre donne. Iris, innamorata del ragazzo, ne coprirà le tracce aiutandolo a liberarsi dei corpi delle vittime, fino a quando tra i due non potrà non scatenarsi la violenza che li porterà alla morte.

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Il film è una continua presentazione di situazioni macabre e disturbanti. Il rapporto tra Francesco e Iris è malsano, quasi incestuoso nel modo in cui viene presentato, sebbene tra i due non vi siano legami di sangue. Francesco è però un orfano e non serve molto capire di come la governante sia una sorta di figura sostitutiva della madre, impressione rafforzata dalla scena in cui lei si lascia succhiare il capezzolo da Francesco come se lo stesse allattando. Se malsano è il rapporto tra i due, altrettanto lo si può dire di quello tra Francesco e la sua ragazza. La sua ossessione è tale da astrarlo da ogni concetto di sanità mentale. Dopo aver imbalsamato il cadavere della ragazza, Francesco ne divora il cuore in un impeto di follia, come se facendolo potesse in qualche modo interiorizzare ancor di più un rapporto che non vuole riconoscere finito. Quando poi cercherà di fare l’amore con un’altra ragazza, lo farà nella camera da letto dove tiene il cadavere dell’amata, scatenando ovviamente la reazione disgustata della partner e il suo conseguente omicidio.

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Il regista cerca sempre di superare il limite, mostrandoci sangue e nudità a profusione. Tremenda la scena in cui Iris e Francesco si sbarazzano del cadavere di una vittima, prima facendolo a pezzi con una mannaia e poi gettando i pezzi in una vasca riempita d’acido. La scena esplicita poi tutta la filosofia del film concludendosi in camera da letto, dove un disgustato Francesco viene masturbato da Iris di fronte al cadavere di Anna.

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Sesso, morte, follia, necrofilia, tutto racchiuso in pochi minuti.

Non è quindi strano che al momento della sua uscita il film abbia avuto scarsa fortuna e sia stato massacrato dalla critica, nonchè sia andato incontro a grossi problemi di censura, sia in Italia che all’estero.

Buio Omega sarebbe il remake del film Il terzo occhio del 1966. Ma se nel capostipite c’è una maggiore ricercatezza psicologica, nel suo tentativo di descrivere la mente malata del protagonista e la sua solitudine, l’intenzione di Massacesi è ben altra: vuole infatti applicare la sua metodologia pornografica alla vicenda, decidendo di mostrare “tutto e subito”. Le scene splatter ed erotiche sono infatti il centro del film, quello che sta tra di esse è puro riempitivo. Non abbiamo grosse introspezioni psicologiche, non abbiamo investigazioni dell’animo umano e, onestamente, non sarebbero nemmeno state possibili o convincenti con gli attori a disposizione. Non sappiamo perchè i personaggi siano come sono, soprattutto la misteriosa governante Iris (mentre per il giovane Francesco perlomeno abbiamo il minimo dato di essere orfano). Sappiamo solo che non sono in grado di amare correttamente e che quel loro modo sbagliato è inadeguato alla società in cui vivono e per questo non possono fare a meno di ferire quella società e, alla fine, di uccidere loro stessi.

Come detto in apertura al di là delle critiche e dei problemi censori, con il tempo il film, come molti altri della sua epoca, è riuscito a ritagliarsi lo status di cult. Magari se siamo fortunati Tarantino ne fa un remake dei suoi.

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