Il Diavolo

Nello spazio l’assenza di gravità è un fatto. Per i primi astronauti ai tempi della Guerra Fredda usare le penne a sfera era un problema: non essendoci gravità, l’inchiostro non poteva scendere e di conseguenza le penne non scrivevano. Gli Stati Uniti misero un team al lavoro per trovare una soluzione e dopo mesi di lavoro realizzarono un prototipo di penna con un complicato sistema a pompa che spingeva artificialmente l’inchiostro verso il basso. Costo totale dell’operazione: un milione di dollari. I Russi trovarono una soluzione alternativa: usare le matite. Costo: venticinque centesimi.

Questa storiella non ha alcuna attinenza con il film che sto per raccontarvi ed è inoltre scientificamente inesatta, oltre che essere probabilmente una leggenda urbana. Se da un lato le matite indubbiamente riuscirebbero a scrivere correttamente anche in assenza di gravità, le particelle libere di grafite che essere rilascerebbero rappresenterebbero comunque un rischio per la strumentazione di bordo. L’utilità di questo aneddoto risiede nel mostrare però il diverso approccio mentale che ha sempre contraddistinto americani e russi. Se da un lato abbiamo una maggiore ricerca dell’eleganza delle soluzioni, dall’altro abbiamo un maggiore senso pratico. Gli americani perfezionano i progetti dei missili per spedire l’uomo nello spazio, risparmiando su peso, ottimizzando l’aerodinamica, limitando il consumo di carburante? I russi semplicemente costruiscono missili più grossi.

Cosa c’entra questo preambolo con il film che sto per andare a raccontare? Non molto, visto che si tratta di un film polacco e non russo, ma vista l’epoca in cui è stato realizzato l’influenza del partito comunista russo in Polonia era ancora grande e proprio questo voleva andare a raccontare il regista, ovviamente mascherando la trama per non incorrere nella repressiva censura di partito.

Diabel è del 1972 e viene diretto da Andrzej Żuławski, regista che poi diventerà famoso anche al di qua della cortina di ferro per aver realizzato il film Possession con Sam Neill e per aver lavorato con attrici come Sophie Marceau, Isabelle Adjani e Romy Schneider (con la Marceau avrà anche una relazione durata quindici anni).
Stiamo parlando di un’opera complessa, in cui il suo autore vuole ottenere molteplici scopi. In primo luogo vuole raccontare la condizione attuale della propria nazione, la Polonia, soggiogata dal governo di Mosca. prendendo spunto da un fatto avvenuto alla fine degli anni Sessanta: durante una manifestazione, un gruppo di pacifici studenti viene provocato dalle autorità comuniste, che sfruttarono l’evento a loro favore per aumentare la repressione e arrestare chiunque fosse ritenuto scomodo. Logicamente Zuławski non può raccontare direttamente questa vicenda, quindi retrodata il suo film nel Diciottesimo secolo e decide di raccontare un evento simile: l’invasione della Polonia da parte della Prussia e la sua successiva spartizione avvallata dal parlamento polacco. Questo, insieme ad altre due successive spartizioni, porterà la Polonia in uno stato di caos e decreterà in futuro la fine della Confederazione Polacco-Lituana. Nella mente del regista ovviamente la Prussia non è altri che il governo comunista russo, rappresentato poi in modo ancora più specifico dal Diavolo e da tutto l’insieme di spie e cospiratori che animano la vicenda. La Polonia raccontata dal regista è lo specchio perfetto della Polonia sua contemporanea, dove gli spettri della Guerra Fredda si agitano senza sosta, dove le spie comuniste e quelle americane proseguono la loro partita a scacchi a scapito dell’indipendenza e della serenità della nazione.

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Ma non dobbiamo pensare al Diavolo rappresentato da Żuławski come ad un essere demoniaco, puzzolente di zolfo e vomitante robaccia verdastra. In questo caso, il Diavolo è un uomo, una spia del governo prussiano che si sta insediando e che deve sventare una cospirazione volta a far fallire l’invasione. Per fare questo, il Diavolo libera un giovane soldato, Jakub, rinchiuso in una prigione all’interno di un convento. Jakub è stato arrestato per regicidio e la sua salute mentale è già pericolosamente sul baratro. Allucinante è la scena d’apertura, con il Diavolo che si aggira all’interno del convento-prigione, dove i soldati feriti e sconfitti sono in un lago di sangue, mentre le monache corrono avanti e indietro, incapaci di trovare una soluzione. Una volta trovato il giovane, il Diavolo lo libera senza rivelargli le sue intenzioni e fugge dal convento insieme ad una monaca, rapita con l’intento di lasciarla a Jakub per diletto e svago durante il suo ritorno a casa. Qui, il Diavolo mostrerà al giovane soldato come tutto sia andato in malora durante la sua prigionia. La sua fidanzata è incinta e si sta sposando con il suo amico, ex compagno di rivoluzione. Il padre si è suicidato, mentre la madre è una prostituta che gestisce un bordello e la sorella è una squilibrata anch’essa sull’orlo della prostituzione.

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Durante tutta la sua peregrinazione Jakub incontrerà dei personaggi che, nelle intenzioni dell’autore, vogliono essere una maschera di quella che è la sua idea della Polonia attuale. La compagnia di attori, impegnata emblematicamente a rappresentare l’Amleto, è un’efficace modo di raccontare l’anarchia e il caos del paese del regista. La madre-puttana, che si scoprirà essere anche una spia pronta a vendere informazioni a chi le paghi, vorrebbe essere la Polonia stessa, debole, storicamente sempre divisa internamente e per questo motivo sempre campo fertile per le conquiste straniere. Durante il corso del film, il Diavolo si presenterà come un essere machiavellico, che spingerà sempre più nella follia il protagonista, portandolo ad uccidere indiscriminatamente quegli esempi di lordura morale che sono rappresentati da tutti quelli che lui conosce. Nel finale, avremo la spiegazione dei suoi gesti: scopo del Diavolo era infatti quello di scoprire i nomi di tutti i cospiratori anti-prussiani impegnati nell’organizzare una nuova rivolta contro il neoinsediato governo. L’unico modo di ottenere quei nomi era quello di rompere le barriere mentali di Jakub, che nel finale verrà ucciso dalla spia vittoriosa. Nel sorprendente controfinale, il Diavolo verrà ucciso e si trasformerà in un cane (?). Ad ucciderlo la monaca rapita all’inizio, unico elemento in tutto il film che cerchi di opporsi alla sua opera.

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Come detto ci troviamo di fronte ad un film grandioso, sicuramente non semplice da fruire ma che racconta perfettamente l’orrore dell’uomo e delle sue azioni. Durante tutta la narrazione assistiamo alla costante depravazione di uno Stato ridotto a brandelli, in cui la sua popolazione ha perso ogni speranza e per questo motivo diventa dedita ad ogni sorta di depravazione. Fantastica per esempio la scena ambientata nel bordello, con il quasi incesto tra Jakub e la inconsapevole madre, e il suo successivo incontro con la giovane prostituta che gli mostra le gabbie dove vengono tenuti gli uomini e gli animali “per fare pratica”. Tutto è subdolo, tutto è decadente. Persino l’arte è incapace di una qualsiasi forma di riscossa: gli attori di teatro sono solo dei folli, dei dementi che inscenano un dramma che vuole essere lo specchio della loro stessa situazione, in cui lo Stato viene occupato da un leader corrotto, omicida, rozzo e indegno.

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Jakub viene guidato dal Diavolo e compie la sua strage degl innocenti, dove però di innocenti non ve ne sono in realtà e alla fine per lui non ci sarà nessuna forma di ricompensa, nessuna pace. Il Diavolo gli spara in pieno volto dopo avergli fatto firmare la sua confessione e Jakub morente si inerpica sul ramo di un albero, cieco, alla ricerca di una luce che non lo raggiungerà mai.

Il Diavolo stesso, nient’altro che la copia oscura del protagonista e iconograficamente ricalcata su Dostoevskij, è una figura perdente. Una volta ottenuti i nomi dei cospiratori, mentre verrà pagato dai suoi mandanti subirà anche una violenta critica: “Hai agito in modo immorale,” gli diranno. “Ti sei affiancato a lui come se avessi voluto rubargli l’anima. Quale anima?”. Un messaggio neanche troppo velato all’ateismo comunista.

Tecnicamente parlando abbiamo l’uso della camera a mano, che segue i personaggi tallonandoli, vibrando, roteando, diventando essa stessa un elemento vivente sul palcoscenico della vicenda. Le immagini che restituisce sono tremolanti e mosse, rispecchiano in pieno il clima di insicurezza e di follia che tutto il film vuole trasmettere. Attenzione però: non stiamo parlando di quel modo di filmare che origina soprattutto dalla scena dello sbarco in Saving private Ryan e che tanto ha preso piede negli anni Zero. Non siamo insomma di fronte alla Parkinson Cam. Non abbiamo immagini mosse fino allo sfinimento. Non dobbiamo fermarci ogni tanto pensando: “Che cosa diavolo (appunto) stiamo vedendo?”. La camera si muove perchè è vitale e vuole creare un tutt’uno con la performance degli attori che è carica, a volte quasi parodistica, a tratti richiama la recitazione degli attori negli anni del muto.  Il Diavolo e le donne hanno reazioni isteriche, crisi epilettiche e quella epilessia viene rimandata dalla telecamera allo spettatore, fornendoci una unione tra le nostre sensazioni e quelle di chi anima il film. I corpi tremano e si contorcono, si denudano e sanguinano, in un’oscena manifestazione terrena che vuole esteriorizzare tutto il male che i protagonisti hanno al loro interno.

Una nota particolare va anche alla colonna sonora, che vivacizza il film con accordi chitarristici rock del tutto inaspettati.

Nonostante le intenzioni del regista, il film verrà censurato e sequestrato, ufficialmente per la forte carica di violenza e di depravazione presenti. In realtà secondo lo stesso Żuławski il ministro della cultura sovietico avrebbe affermato: “Sospettiamo che non sia realmente un film sul 18° Secolo, ma non ne siamo sicuri.” Contro certe mentalità, insomma, sembra non esserci nessuno scampo e il Diavolo, in fin dei conti, ha sempre la strada spianata. Per ritrovare una visione del Diavolo altrettanto laica e ancorata al mondo terreno bisognerà aspettare più di trent’anni fino a quando quel genio di Lars von Trier ci regalerà il suo Antichrist e la sua descrizione maledetta della psiche umana.

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Un pensiero su “Il Diavolo

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