Dell’arte di fare un remake

Ormai è faccenda risaputa, tanto da essere diventata una di quelle verità assolute che non hanno più bisogno di essere dimostrate: ad Hollywood le idee scarseggiano, tutto è già stato fatto da qualcun altro e di conseguenza non si fa altro che assistere ad una continua produzione di remake, reboot, sequel, prequel e spin-off. Si prende una idea, buona o meno, che ha avuto un buon successo, così da partire già da una base sufficientemente collaudata, gli si dà una spolveratina, una lucidatina, gli si dà una patina di modernità e via con il prossimo, come se fosse una catena di montaggio e senza curarsi troppo dei risultati, se non di quelli meramente economici.

Nella disperata ricerca di nuove idee e di nuovi influssi, negli anni Zero del nuovo millennio Hollywood ha pescato a piene mani anche dalla sorprendente cinematografia Orientale, che proprio in quegli anni stava vivendo un periodo particolarmente fertile sia dal punto di vista artistico (ricordiamo anche l’Oscar 2001 a La tigre e il dragone) che commerciale. Saranno soprattutto i film horror a ricevere le maggiori attenzioni e negli anni a venire avremo una collezione di fantasmi di ragazzine con i capelli di fronte agli occhi.

Anche in questo caso, al di là di qualche discreto risultato, per la maggior parte avremo opere nettamente al di sotto del materiale di partenza. Quello che però è sbagliato credere è che un remake debba essere obbligatoriamente inferiore e che questo sia l’arma di registi mediocri o alle prime armi privi di capacità sufficienti per camminare con le proprie gambe.

Invece questo non è vero, in entrambe le considerazioni. Cineasti di grande talento si sono misurati con i remake e proprio grazie alle loro capacità sono riusciti a creare opere sufficientemente originali da avere un’anima propria, al di là dell’aderenza più o meno spiccata con l’originale.

Alcuni esempi sono: La Cosa di John Carpenter, Cape Fear di Martin Scorsese e, sempre di Scorsese The Departed, Evil Dead di Fede Alvarez, Insonnia di Cristopher Nolan.

Quando ci sono di mezzo talento e creatività, non vi è nulla di male nel prendere qualcosa di già detto ed attualizzarlo o avvicinarlo alla sensibilità e al gusto del proprio pubblico. Quello che è sbagliato, semmai, è ridursi a puntare interamente su idee già sviluppate e non tentare mai strade alternative.

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