Le Storie Naturali e la nostra piccolezza

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Che noi italiani si sia in fondo un popolo di provincialotti, lo sappiamo benissimo e purtroppo ne facciamo anche un vanto, come se ci fosse qualche motivo per vantarsi di essere la periferia della periferia dell’Impero. Quello che è ancora più triste, è il nostro non saper trarre vantaggio e orgoglio da quello che di buono sappiamo fare.

Prendiamo per esempio Primo Levi. Questo nome, a chiunque abbia frequentato o stia frequentando una scuola superiore, riporterà alla memoria sostanzialmente due concetti: nazismo e Se questo è un uomo. Ora, non voglio dire che Primo Levi non debba essere ricordato per il suo libro più famoso e per il suo essere un sopravvissuto di una delle peggiori macchine di morte che l’uomo abbia inventato durante la sua Storia. È giustissimo che sia così. La necessità della memoria, l’obbligo morale e civile di tramandare quei terribili eventi ai posteri era profondamente radicato nella mente di Levi, diventando la sua ragion di vita. Quindi la sua immortalità tramite Se questo è un uomo è corretta e rende giustizia al suo autore.

Ma Primo Levi non ha scritto solo la cronaca della sua esperienza nel campo di concentramento e il suo seguito, La tregua, ma molti altri libri e tra questi si annovera anche una raccolta di racconti di fantascienza: Storie Naturali.

Sì, avete letto bene. Racconti di fantascienza. Uno degli autori simbolo della letteratura italiana del ‘900 ha osato scrivere dei racconti di fantascienza. Orrore! Onestamente, quanti di noi a scuola hanno affrontato questa sua opera? Pochi fortunati, forse.

Questo perchè in italia scrivere qualcosa “di genere” è sintomo di non essere grandi artisti. Da noi qualsiasi cosa sia “di genere” è inferiore per definizione. Non importa se poi il cinema “di genere” italiano, dallo spaghetti-western, all’horror, al poliziottesco, sia stato d’ispirazione per generazioni di registi in tutto il mondo (e lasciamo perdere il fatto che si sia dovuti aspettare Tarantino per una sua rivalutazione e che, dato che siamo italiani, questa rivalutazione sia stata fatta in un modo paraculo, salvando anche chi non doveva essere salvato) e che la cosiddetta morte del cinema italiano sia coincidente con l’abbandono di questi filoni. Lasciamo stare se molti dei classici italiani studiati a scuola siano, a ben vedere, opere di fantasia di genere: la Divina Commedia nella sua parte Infernale è un horror con punte splatter e comunque in tutta la sua interezza è un racconto del soprannaturale; nell’Orlando Furioso, Orlando viaggia sulla Luna per recuperare il senno; I Promessi Sposi sono un romanzo d’appendice dell’800. Il genere è dovunque nella cultura italiana, ma ogni volta viene ignorato o piegato a qualcosa di meno vergognoso per la cultura accademica. Sì, la Divina Commedia è ambientata nell’Aldilà però…

E quindi ecco che anche Primo Levi cade preda di questo sistema, tanto che pubblica le Storie Naturali sotto pseudonimo, Damiano Malabaila, su richiesta della casa editrice, per non offendere chi avesse letto Se questo è un uomo, magari sopravvissuto anch’esso alla tragedia dei lager.

Ma Storie Naturali non è un libro di cui vergognarsi. In America, un autore di fantascienza come Philip K. Dick è stato ampiamente rivalutato, le sue opere sono continua fonte di ispirazione per cineasti, scrittori e fumettisti. E, incredibile a dirsi, i racconti di Storie Naturali, sono altrettanto buoni. Addirittura le idee in esso presenti sono state, non so quanto inconsciamente, saccheggiate dall’industria cinematografica americana.

Il casco che permette di vivere vicende preregistrate in Trattamento di quiescenza è identico allo SQUID usato in Strange Days di Kathryn Bigelow trent’anni dopo.

Censura in Bitinia ha in sè i semi di 1984 di Orwell e soprattutto Brazil (1985!) di Terry Gilliam con la rappresentazione della censura come un’ente spietato talmente dannoso da essere pericoloso per la mente di chi ci lavori e per questo sempre più meccanizzato con tutti i rischi del caso.

Angelica farfalla potrebbe tranquillamente richiedere i diritti d’autore a mezza produzione di film horror in cui sia presente uno scienziato pazzo nazista.

La bella addormentata nel frigo è praticamente Asimov, storia di una ragazza che si fa ibernare e che viene risvegliata pochi giorni ogni anno, così da permetterle di vedere l’evoluzione umana nel corso degli anni.

Il sesto giorno è dalle parti di Sandman con gli dei creatori della Terra mostrati come semplici impiegati statali alle prese con limiti di budget e tempo.

Alcune applicazioni del Mimete, con la sua idea di poter duplicare le persone anticipa ancora Philip K. Dick e i suoi replicanti.

Insomma, questo è un libro che dovrebbe avere una maggiore risonanza e il fatto che il suo autore debba essersi nascosto dietro uno pseudonimo dovrebbe spingerci a riflettere su quanto debole era il nostro pensiero allora e su quanto lo sia ancora adesso.

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