La lunga vita dell’Annibale Cannibale

Mamma mia che serie che è Hannibal! E mamma mia quanto sono folli questi Americani, che l’hanno spinta sull’orlo della cancellazione, quando in altri casi hanno permesso la sopravvivenza per anni di serie che avevano poco da dire dopo poche stagioni (sì, CSI: Miami, sto dicendo proprio a te).

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Comunque, tutto è bene quel che finisce bene e a quanto pare una seconda stagione si farà. Notizia che giunge quanto mai gradita, visto il gradevole cliffhanger finale che ha chiuso poco tempo fa la prima stagione dedicata al più elegante dei cannibali.

Tredici episodi, partiti un po’ in sordina e che via via hanno fornito alla serie un bacground e un ritmo fantastici, che servono a descrivere una parte delle vicende che porteranno poi agli eventi di Red Dragon (o Manhunter), Il silenzio degli innocenti e Hannibal. Questa prima serie prende spunto da alcuni elementi del primo libro di Thomas Harris I delitti della terza luna, dove compare un Hannibal già incarcerato per mano di Wil Graham e sulle cui indagini che portarono al suo arresto sono presenti alcuni deboli accenni.

Ad interpretare il folle serial killer c’è Mads Mikkelsen, fresco vincitore del premio come miglior attore a Cannes 2012 per la sua interpretazione nel film Il sospetto di Thomas VInterberg (protetto di Lars von Trier, ex Dogma 95). Scelta quanto mai azzeccata, che pur non cancellando nelle nostre menti sir Anthony Hopkins (una interpretazione come la sua resterà per sempre nell’immaginario collettivo), riesce comunque a fornire una interpretazione alternativa ed affascinante di un personaggio che conosciamo benissimo sin dal primo momento in cui lo vediamo. Mikkelsen offre un ritratto affascinante di una personalità assolutamente distaccata dalla società civile, priva di qualsiasi forma di empatia verso il prossimo, postasi su una sorta di piedistallo morale e culturale che la eleva al di sopra di chiunque altro. Misurato, freddo, distaccato, eppure quando è necessario Mikkelsen mostra anche il lato più oscuro e sanguinario di Hannibal senza però, almeno per adesso, mostrare quella specie di violenza animalesca a cui sembrava cedere invece Anthony Hopkins (la scena in cui il “vecchio” Hannibal ammazzava le due guardie carcerarie per esempio). Elemento inedito di questa rappresentazione, è il fatto che Hannibal non mostra alcun piacere nell’uccidere. Uccidere è un mezzo per arrivare alla preparazione in cucina. Le scene ambientate durante le preparazioni dei pasti sono le uniche in cui finalmente Hannibal sembri mostrare una sorta di felicità, una spaccatura in quella armatura che lo difende dal resto del mondo. L’omicidio è solo un mezzo per ottenere un fine, l’equivalente del nostro andare al mercato a comprare della carne per l’arrosto. La felicità risiede in altro.

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Suo antagonista è Will Graham, interpretato altrettanto splendidamente da Hugh Dancy. In questo caso siamo di fronte all’esatto opposto di Hannibal: emotivo, fragile, con un senso empatico talmente sviluppato da permettergli di entrare nella testa degli assassini e di pensare come loro, Graham viene reclutato dall’FBI per fornire aiuto nelle indagini sull’Averla del Minnesota, un serial killer di giovani studentesse. Già dall’inizio ci viene presentata come una personalità instabile ed Hannibal gli verrà affiancato come psicoterapeuta di sostegno per evitare che la vicinanza ai casi di omicidio possa spezzare la sua già fragile sanità mentale.

Tutta la prima serie è una sorta di esperimento che Hannibal compie su Graham, spingendolo sempre più avanti sulla strada della follia per vedere “quello che succederà”, tra un serial killer ed un altro (e tra parentesi questo è uno dei pochi punti deboli della serie: mentre la trama orizzontale, con Hannibal, il Chesapeake Reaper e l’averla del Minnesota è eccezionale, dei cosiddetti “casi della settimana” si ha un ricordo nebuloso, in quanto assolutamente privi di nota). Uccidendo le persone imitando altri serial killer e sfruttando la malattia di Will, una encefalite che renderà per lui sempre più difficile capire cosa sia reale e cosa no, Hannibal porterà in lui il dubbio di non essere solo in grado di pensare come un assassino, ma di essere diventato un assassino a tutti gli effetti.

La scena finale della stagione, con Will Graham imprigionato nel manicomio criminale di Baltimora ed Hannibal che gli fa visita è una fantastica immagine speculare della scena in cui Clarice Starling incontra per la prima volta Hannibal Lecter. Hugh Dancy sembra imitare alla perfezione Anthony Hopkins, nel modo di alzarsi dalla branda e di dirigersi verso le sbarre, con quello sguardo fisso e ipnotico che il grande attore aveva donato al suo personaggio anni fa. In quel momento gli appassionati della saga non possono non sentire un tuffo al cuore e iniziare ad aspettare con ansia la seconda stagione. Che, nonostante i bassi ascolti, grazie al fatto di essere una coproduzione internazionale si farà.

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Incrociamo le dita, affinchè la lunga saga del cannibale possa continuare, magari con un miglioramento nella gestione del caso della settimana.

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